La lebbra torna in Europa: segnalati casi in Romania e Croazia

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Dopo decenni di un silenzio che poteva essere scambiato per oblio, l'ombra del morbo di Hansen, comunemente noto come lebbra, è riemersa nel continente europeo attraverso casi isolati ma significativi registrati in Romania e, in misura minore, in Croazia. La notizia, che ha naturalmente riaperto un capitolo storico della medicina considerato chiuso dalle latitudini occidentali, ha sollevato interrogativi sulle dinamiche di diffusione delle malattie infettive in un'epoca di spostamenti globali, sebbene le autorità sanitarie dei paesi interessati abbiano prontamente sottolineato come la situazione sia sotto controllo e non desti allarme. I fatti, del resto, parlano di numeri esigui: due casi confermati in Romania, i primi dopo oltre quarant'anni, e un singolo episodio in territorio croato, tutti riguardanti cittadini stranieri originari di aree, come l'Indonesia e il Nepal, dove la malattia è purtroppo ancora endemica.

Un fenomeno legato alla mobilità globale

L'elemento che unisce questi episodi, come ha evidenziato un esperto citando “l'effetto degli spostamenti globali delle persone”, è proprio la loro natura di malattia d'importazione. Ciò implica che il bacillo di Hansen, il Mycobacterium leprae, non si sia misteriosamente risvegliato nel suolo europeo, ma sia giunto attraverso individui che ne erano già portatori. La malattia, la cui trasmissione – è bene ricordarlo – non è affatto semplice e richiede un contatto prolungato e stretto, trova infatti il suo habitat ideale in condizioni di povertà estrema e in sistemi sanitari fragili, contesti purtroppo ancora diffusi in molte nazioni in via di sviluppo. La lebbra, dunque, non ha mai smesso di esistere a livello mondiale, causando sofferenze, disabilità e uno stigma sociale particolarmente duro, ma la sua ricomparsa in Europa ne segnala la circolazione indiretta attraverso i flussi migratori e di lavoro.

La situazione in Italia e l'importanza della diagnosi precoce

Per quanto riguarda il nostro paese, il quadro non si discosta da quello degli altri stati europei. Anche in Italia, come del resto in gran parte dell'Occidente, la lebbra autoctona è stata debellata da tempo, ma il morbo continua a essere presente come patologia d'importazione, diagnosticata in casi sporadici tra persone provenienti da zone endemiche. Il rischio di una diffusione nella popolazione generale viene considerato dagli infettivologi pressoché nullo, data la bassissima contagiosità e l'esistenza di terapie antibiotiche altamente efficaci, note come politerapia, che permettono di curare completamente la malattia se intercettata in tempo. La vera sfida, semmai, risiede nella capacità del sistema sanitario di riconoscere tempestivamente sintomi che possono essere inizialmente vaghi, dato che molti medici, per fortuna, non hanno mai avuto modo di confrontarsi con la patologia durante la loro pratica clinica.

Una malattia curabile, uno stigma difficile da eradicare

Dal punto di vista scientifico e terapeutico, la lebbra non rappresenta più l'incubo invincibile del passato. La ricerca ha fornito strumenti diagnostici e cure in grado di bloccare l'infezione e prevenire le gravissime disabilità, come neuropatie periferiche e mutilazioni, che ne caratterizzavano l'evoluzione quando non veniva trattata. Rimane però, e forse è l'aspetto più insidioso, il peso dello stigma e dell'emarginazione sociale che tradizionalmente accompagna la malattia, un retaggio culturale che può persistere nonostante la guarigione clinica. La ricomparsa di casi in Europa, per quanto limitati e circoscritti, serve quindi anche a ricordare che la battaglia contro il morbo di Hansen non è solo microbiologica, ma passa attraverso l'informazione corretta e il superamento di pregiudizi secolari.

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