Il giallo di Vitriola, tra celle telefoniche e un quaderno con tredici nomi: si indaga sui contatti di Daniela Ruggi

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Le indagini sulla morte di Daniela Ruggi, la trentaduenne di Vitriola scomparsa il 20 settembre 2024 e i cui resti sono stati ritrovati lo scorso gennaio a poche centinaia di metri da casa sua, si concentrano ora su un’agenda e una lista di nominativi che gli investigatori stanno passando al setaccio -2-3-6. Mentre la Procura di Modena ha ufficialmente chiesto l’archiviazione per l’unico indagato, Domenico Lanza, il sessantasettenne di Polinago noto come “lo sceriffo”, gli accertamenti sui movimenti e sulle relazioni della vittima sono tutt’altro che conclusi -2-3. L’attenzione si è spostata su un quaderno emerso durante le perquisizioni, all’interno del quale sarebbe stato trovato un elenco di tredici persone, verosimilmente conosciute dalla donna, e che ora gli inquirenti stanno cercando di identificare e ascoltare per ricostruire le sue ultime frequentazioni.

Gli spostamenti del giorno prima e il silenzio del cellulare

Un tassello cruciale per comprendere la dinamica della scomparsa arriva dalla geolocalizzazione dei telefoni. Il 19 settembre, infatti, Daniela Ruggi si sarebbe spostata nella provincia di Reggio Emilia, precisamente nei comuni di Palagano, Toano e Villa Minozzo, come testimoniano le celle telefoniche agganciate dal suo apparecchio in quella giornata -3. Un giro, quello della trentaduenne, che ha insospettito gli inquirenti, i quali non hanno ancora stabilito se quegli spostamenti fossero riconducibili a un appuntamento con qualcuno o a semplici commissioni personali. Il giorno successivo, quello della scomparsa, il quadro si fa più nitido ma al contempo più cupo: il traffico dati del cellulare di Daniela, attivo fino alle 23.38, non si è mai allontanato da Vitriola di Montefiorino, la frazione in cui viveva e dove poi sarebbero stati rinvenuti i suoi resti -2-3-7. L’ultima comunicazione certa risale alle 16.59, quando la donna telefonò a un anziano del paese, successivamente sentito dai carabinieri -2-3-7.

La posizione di Domenico Lanza e l’analisi dei tabulati

La richiesta di archiviazione per Domenico Lanza, difeso dall’avvocato Fausto Gianelli, poggia su basi tecniche ritenute solide dalla procura. L’uomo, finito al centro dell’attenzione mediatica per la sua passione per le armi e per alcune dichiarazioni televisive, era stato indagato per sequestro di persona, ma i tabulati telefonici hanno fornito un alibi di ferro -2-3. Dall’esame delle celle agganciate dal suo telefono, è emerso che la notte tra il 20 e il 21 settembre, quando il cellulare di Daniela smise di comunicare, Lanza non si trovava a Vitriola -2-3. Inoltre, le sue celle non hanno mai incrociato quelle della trentaduenne, e i contatti tra i due, pure numerosi nei mesi precedenti, si erano limitati a una telefonata alle 15.50 del 20 settembre, poche ore prima dell’ultima chiamata della vittima -2-7. Lo stesso Lanza, pur ammettendo di conoscere la ragazza e di volerle bene come a una figlia, ha dichiarato di non ricordare il contenuto di quell’ultima conversazione -2-3-7.

L’incognita del quarto telefono e gli accertamenti in corso

Parallelamente alla verifica dei contatti e dei tabulati, un altro fronte investigativo rimane aperto e riguarda la strumentazione informatica. Mesi dopo la scomparsa, infatti, emerse l’esistenza di un quarto telefono cellulare in uso a Daniela Ruggi, un Samsung consegnato agli inquirenti dalla sorella della vittima, che lo aveva trattenuto per mesi dimenticandosene, come da lei riferito -4-8. Questo apparecchio, diverso sia da quelli trovati nell’abitazione della ragazza sia da quello regalato da Lanza (un modello “King Kong”), è stato sottoposto ad accertamenti tecnici per cercare di estrarre dati utili, come messaggi, contatti o file che possano ricostruire le sue relazioni e le sue abitudini nei periodi precedenti la morte -4-8. La scoperta di questo smartphone, che si aggiunge al quadro degli elementi da vagliare, potrebbe fornire risposte sul perché la giovane si trovasse in determinate zone e su chi frequentasse.

L’elenco di nomi e le verifiche sul territorio

La svolta più recente, tuttavia, è legata al ritrovamento di un quaderno e di una lista contenente tredici nominativi. Gli investigatori dell’Arma stanno ora procedendo con l’identificazione di queste persone, verosimilmente uomini con cui Daniela Ruggi potrebbe essere entrata in contatto o che comunque facevano parte della sua cerchia di conoscenze -3. L’obiettivo è ricostruire in maniera capillare la sua vita sociale e i suoi spostamenti, per capire se qualcuno di questi nominativi possa essere collegato ai suoi ultimi giorni o se emerga qualche dettaglio utile a chiarire le circostanze della sua morte. L’ipotesi prevalente, allo stato attuale, è che il decesso non sia avvenuto per cause accidentali, ma nessun elemento, al momento, collega questo evento a terzi, tantomeno all’ex indagato Lanza -2. L’inchiesta, lungi dall’essere chiusa, si addentra ora in un fitto lavoro di verifica incrociata tra persone, orari e luoghi, con la speranza che quei tredici nomi possano finalmente aprire uno squarcio di verità su una vicenda che ha scosso l’Appennino.

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