Caso Ruggi, per lo ‘sceriffo’ chiesta l’archiviazione: “Non era dove Daniela è morta”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La procura di Modena ha formalizzato la richiesta di archiviazione per Domenico Lanza, il 67enne di Polinago soprannominato “lo sceriffo” che risultava l’unico indagato per sequestro di persona in relazione alla scomparsa di Daniela Ruggi. La decisione, notificata venerdì scorso ai legali delle parti offese, arriva a pochi giorni dalla conferma che i resti ritrovati il primo gennaio dagli escursionisti all’interno di una torre diroccata a Vitriola – una frazione di Montefiorino sull’Appennino modenese – appartengono effettivamente alla trentaduenne scomparsa il 20 settembre del 2024 -2. Il fascicolo, seguito dal pm Laura Galli, si basa su una ricostruzione temporale degli ultimi contatti della vittima che di fatto escluderebbe un coinvolgimento di Lanza nella dinamica del sequestro, reato per il quale era stato aperto il procedimento. L’uomo, che si è sempre professato estraneo ai fatti e anzi ha più volte ribadito di aver avuto con Daniela un rapporto quasi paterno, aveva subito per mesi il sequestro della propria abitazione e dell’auto, sigilli che sono caduti soltanto nei giorni scorsi, e aveva anche trascorso un periodo in carcere dopo aver mostrato in televisione alcuni indumenti intimi della donna -10.

La ricostruzione delle ultime ore e il traffico telefonico

Sono i tabulati del cellulare di Daniela Ruggi a fornire agli inquirenti la base fattuale per la richiesta di archiviazione. Dalle celle telefoniche emerge che la donna, dopo essere rientrata a casa il 18 settembre dall’ospedale di Sassuolo, aveva continuato a utilizzare il proprio smartphone – un modello Kingkong regalatole proprio da Lanza – per due giorni ancora -1. Il 20 settembre, data della scomparsa, risultano tre contatti significativi: la mattina con la madre, poi alle 15.58 una conversazione di circa otto minuti con Domenico Lanza, e infine alle 16.59 una chiamata a un ottantenne di Montefiorino che i carabinieri avevano già sentito nelle fasi iniziali delle ricerche e sul quale non è mai emerso alcun elemento di sospetto -1-7. Dopo quell’ultima chiamata, il telefono di Daniela non registra più comunicazioni vocali: soltanto traffico dati, che prosegue fino alle 23.38, ora in cui il dispositivo smette definitivamente di funzionare. Gli investigatori ritengono quindi probabile che il decesso possa essere avvenuto in quella finestra temporale, ma soprattutto che Lanza non fosse con lei in quel momento. L’uomo, interrogato sulla telefonata delle 15.58, ha dichiarato di non ricordare il contenuto della conversazione: «Non ricordavo nemmeno che ci fosse stata – ha spiegato – me l’ha detto adesso il mio avvocato che dai tabulati risulta avvenuta. Non so cosa ci siamo detti, penso nulla di particolarmente importante, altrimenti me ne sarei ricordato» -1.

La posizione di Lanza e le dichiarazioni su Daniela

Domenico Lanza, che in passato aveva parlato di alcuni racconti della donna riguardanti presunte frequentazioni maschili – aveva menzionato due uomini dei quali Daniela gli parlava con insistenza, sottolineando che avrebbe voluto che la sposassero e mantenessero – torna ora a ribadire la propria estraneità ai fatti, pur ammettendo limiti mnemonici legati al tempo trascorso -3. La difesa, rappresentata dall’avvocato Fausto Gianelli, ha sempre sostenuto l’infondatezza delle accuse e accolto con favore la richiesta di archiviazione, definendola un atto dovuto dopo che tutti gli accertamenti peritali non hanno trovato alcuna traccia che potesse collegare Lanza alla scomparsa. In particolare, il fatto che il telefono di Daniela abbia continuato a generare traffico dati per ore dopo l’ultimo contatto con Lanza viene letto come un indizio del fatto che, materialmente, lo “sceriffo” non potesse trovarsi con lei al momento del decesso. A ciò si aggiunge la dinamica del ritrovamento: il teschio e alcuni indumenti intimi erano in una torre distante poche centinaia di metri dall’abitazione della vittima, ma i sopralluoghi effettuati nei mesi precedenti dai carabinieri non avevano mai portato a nulla, e anzi alcune fotografie scattate da un geometra nel marzo del 2025 per conto del Comune non mostravano alcun resto umano in quel luogo, facendo ipotizzare che i resti possano essere finiti lì in un secondo momento o a causa di fenomeni naturali -6.

I tempi per l’opposizione e le prossime mosse

La richiesta di archiviazione è stata notificata agli avvocati Deborah De Cicco, che assiste il fratello di Daniela, Alberto, e Guido Sola con Elena Lenzini, legali della madre e della sorella della vittima. I difensori hanno ora trenta giorni di tempo per presentare eventuale opposizione, ma da più parti filtrano dichiarazioni che lasciano presagire una volontà di non ostacolare la chiusura del procedimento per Lanza. L’avvocato De Cicco ha già fatto sapere di non avere intenzione di opporsi, mentre il fratello Alberto – che a sua volta risulta indagato d’ufficio per maltrattamenti in famiglia in un fascicolo separato e che nei mesi scorsi era entrato nell’abitazione di Daniela rimuovendo sacchi di rifiuti – rimane sullo sfondo di una vicenda che appare tutt’altro che risolta nella sua interezza -6. Il pm attende ora la scadenza dei termini per valutare se il giudice per le indagini preliminari potrà accogliere la richiesta di archiviazione, chiudendo così definitivamente la posizione di Lanza. Resta invece aperto il capitolo relativo alla morte di Daniela Ruggi: gli inquirenti dovranno stabilire se si sia trattato di un incidente, magari legato a un crollo della torre – ipotesi suffragata dal fatto che l’edificio versava in stato di abbandono e che Daniela era solita frequentare quei luoghi – o se invece qualcuno possa averla uccisa. Intanto si attende di poter mettere in sicurezza l’area per consentire ai soccorritori di accedere alla torre con i mezzi necessari a rimuovere le macerie e cercare altri resti della donna, operazione che richiederà tempi tecnici non brevi -1.

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