Il giallo di Daniela Ruggi, un quaderno con tredici nomi e gli spostamenti tra le colline reggiane

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Le indagini sulla morte di Daniela Ruggi, la trentaduenne di Vitriola di Montefiorino ritrovata cadavere dopo un anno e mezzo di ricerche, si arricchiscono ora di nuovi dettagli che gli investigatori stanno setacciando con attenzione. Un quaderno appartenuto alla donna, sul quale sarebbe stata vergata una lista di tredici nomi maschili, rappresenta in questa fase uno degli elementi al centro delle verifiche dell'Arma dei carabinieri, un tassello che si aggiunge a un mosaico investigativo già complesso e denso di interrogativi. Parallelamente all'esame di questo documento, gli inquirenti stanno ricostruendo minuziosamente gli ultimi spostamenti della vittima, concentrandosi in particolare su quanto accaduto il 19 settembre del 2024, il giorno antecedente la sua scomparsa. I tabulati telefonici e le celle agganciate dal suo cellulare, infatti, raccontano di una donna in movimento, quella giornata, nella provincia di Reggio Emilia, precisamente tra i comuni di Palagano, Toano e Villa Minozzo, un'area geografica che nulla aveva a che vedere con la sua quotidianità vissuta tra le montagne modenesi. Resta, per ora, senza risposta il motivo di quella sortita in terra reggiana: se vi fosse un appuntamento con una delle persone elencate sul quaderno o se si trattasse di un tentativo di allontanarsi, magari per incontrare qualcuno che proprio in quelle colline risiedeva.

L'ombra del fratello, i sacchi neri e le pulizie dopo la sparizione

Tra le figure che inevitabilmente finiscono al centro dell'attenzione degli inquirenti c'è quella del fratello di Daniela, un rapporto conflittuale, il loro, che aveva già portato la donna a sporgere una querela nei suoi confronti nella primavera del 2024 per violazione di domicilio e lesioni, in seguito a un litigio avvenuto proprio nell'abitazione di Vitriola. Ciò che, però, ha maggiormente attirato i sospetti sono stati i comportamenti messi in atto dall'uomo nei giorni immediatamente successivi alla scomparsa della sorella. Entrato nell'abitazione di Daniela, il fratello avviò una meticolosa pulizia dei locali, rimuovendo numerosi sacchi neri colmi di rifiuti e materiale deteriorato, un'operazione che, seppur giustificata dalla necessità di liberare la casa da sporcizia e dall'odore insopportabile che si era sviluppato, ha privato gli investigatori della possibilità di raccogliere elementi utili in un momento in cui non era ancora chiara la natura dell'allontanamento. L'uomo, che ha sempre respinto le accuse, è attualmente indagato d'ufficio per maltrattamenti in ambito familiare, ma la sua posizione, al netto delle ombre gettate da quei gesti, resta per ora circoscritta a questo aspetto specifico e non è direttamente collegata all'ipotesi di omicidio.

Domenico Lancia verso l'archiviazione, il telefono spento dopo le 23.38

Parallelamente alle indagini sugli spostamenti e sui nomi contenuti nel quaderno, la Procura di Modena ha formalizzato la richiesta di archiviazione per Domenico Lanza, il sessantasettenne di Polinago noto come "lo sceriffo" e finora unico indagato per sequestro di persona. L'uomo, che aveva avuto una relazione di amicizia e di supporto con Daniela, consentendole di lavarsi e rifocillarsi a casa sua, era finito al centro delle cronache per aver mostrato in televisione alcuni indumenti intimi della ragazza, un gesto che portò a una perquisizione nella sua abitazione e al ritrovamento di armi clandestine, costandogli tre mesi di carcere, seppur per un reato differente. Le indagini, tuttavia, non hanno prodotto elementi a suo carico in relazione alla scomparsa: le celle telefoniche lo collocano altrove la notte in cui il telefono di Daniela smise di funzionare, e l'unico contatto certo è una telefonata intercorsa tra i due nel pomeriggio del 20 settembre 2024, alle 15.50, il cui contenuto Lanza sostiene di non ricordare a causa di problemi mnemonici. L'ultimo segnale del cellulare della vittima, invece, risulta attivo fino alle 23.38 di quello stesso giorno, quando il traffico dati si interruppe per sempre, lasciando ipotizzare che in quel frangente qualcosa sia accaduto. La Procura, nell'avviare un nuovo fascicolo contro ignoti per omicidio volontario, sembra orientata a seguire altre piste, lasciando che lo "sceriffo" esca definitivamente di scena.

Il mistero della torre e le incongruenze sui tempi del ritrovamento

Uno dei nodi cruciali dell'inchiesta riguarda la dinamica con cui i resti di Daniela siano finiti all'interno della torre di Pignone, un edificio diroccato a poche centinaia di metri da casa sua. Il primo gennaio del 2026, due escursionisti notarono un teschio, poi identificato dal Dna come quello della giovane, appoggiato su una trave all'interno del rudere. Accanto, un reggiseno e una ciocca di capelli. Ciò che rende la vicenda ancora più enigmatica è il fatto che i carabinieri avevano ispezionato quella stessa torre in più occasioni, almeno sei, nei mesi successivi alla scomparsa, senza mai trovare nulla. Un geometra incaricato di una perizia per fondi Pnrr aveva addirittura fotografato l'interno dell'immobile nel marzo del 2025, e in quegli scatti non vi era traccia né del teschio né del reggiseno. Questa circostanza ha indotto gli inquirenti a ritenere che i resti siano stati collocati lì in un secondo momento, forse dopo che l'edificio era già stato ispezionato, o forse da qualcuno che intendeva far sì che venissero trovati, considerato che il teschio era in bella vista. Gli stessi escursionisti, d'altronde, hanno dichiarato di averlo sollevato da terra per posizionarlo sulla trave, un gesto che spiega la posizione anomala ma non risolve il mistero su come e quando quei resti siano arrivati in quel luogo. Il sopralluogo disposto nei giorni scorsi dalla Procura, con l'ausilio dei vigili del fuoco, ha ampliato l'area di sequestro a un raggio di venti metri intorno alla torre, nella speranza di rinvenire altre ossa e di poter finalmente ricomporre l'intero scheletro, un passaggio forse indispensabile per stabilire con certezza la causa della morte.

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