Tour de France, sui Pirenei nuova stoccata di Pogacar. "Ho pensato a Samuele Privitera negli ultimi chilometri"

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Se c’era ancora qualcuno che nutriva dubbi sulla supremazia di Tadej Pogacar in questo Tour de France, la tappa pirenaica di Hautacam ha spazzato via ogni incertezza. Lo sloveno, che a soli 26 anni sta riscrivendo la storia del ciclismo con una serie di imprese degne del più grande Eddy Merckx, ha dominato la frazione con un’autorità tale da far sembrare superfluo il resto della corsa. Con questo successo, il terzo in tre tappe dopo quelli di Rouen e del Mur de Bretagne, ha allungato il suo vantaggio in classifica generale su Jonas Vingegaard a oltre tre minuti, un abisso che lascia poco spazio alle speranze degli avversari.

Non è bastata la caduta occorsagli il giorno precedente a frenare l’inarrestabile marcia di Pogacar, che ha sfiorato il record di scalata di Hautacam, detenuto dal danese Bjarne Riis dal 1996. Con un tempo di 35’21”, lo sloveno si è fermato a soli 41 secondi dal primato, piazzandosi comunque al quarto posto nella graduatoria storica della salita, dietro a Riis, Luc Leblanc e Miguel Indurain. Un dettaglio che non sminuisce la sua prestazione, anzi: dimostra quanto, nonostante l’incidente, Pogacar abbia mantenuto una condizione fisica e mentale fuori dal comune.

"È andata diversamente dal 2022, eh?", ha commentato con un sorriso al traguardo, riferendosi alla sconfitta subita due anni prima proprio su queste stesse strade, quando Vingegaard lo staccò di oltre un minuto. Questa volta, invece, il danese è stato costretto a inchinarsi, lasciando intravedere una Visma | Lease a Bike in difficoltà, lontana dalle aspettative. "C’era un belga anche stavolta, Tim. Ma la squadra super forte eravamo noi", ha aggiunto Pogacar, sottolineando con ironia la solidità della sua UAE Emirates.

A rendere ancora più significativa la vittoria, la dedica a Samuele Privitera, il giovane ciclista scomparso prematuramente, cui Pogacar ha voluto pensare negli ultimi chilometri. Un gesto che va oltre il risultato sportivo, ricordando come lo sport, anche nella sua cruda competitività, sappia talvolta toccare corde più profonde.

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