Banco Bpm vola a Piazza Affari, trimestre record e dividendi più ricchi. Castagna apre a Credit Agricole
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Redazione Economia
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Banco Bpm festeggia a Piazza Affari la migliore trimestrale delle attese, con il titolo che guida i rialzi del listino principale archiviando una seduta da protagonista. La banca guidata da Giuseppe Castagna ha chiuso il primo semestre del 2026 con un utile netto adjusted da record, pari a 1,077 miliardi di euro, in crescita del 7% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.
Il risultato contabile, pari a 1,06 miliardi, risente della plusvalenza da rivalutazione della partecipazione in Anima iscritta nel 2025, ma i numeri sostanziali hanno convinto il mercato e gli analisti, tanto da innescare un rally del titolo che ha toccato nuovi massimi storici.
Conti oltre le attese e guidance al rialzo
Nel secondo trimestre l'utile netto ha raggiunto 581 milioni di euro, superando le stime di Barclays e il consensus degli analisti, che si attendevano un risultato di poco superiore ai 530 milioni. Il margine di interesse si è attestato a 1,5 miliardi, le commissioni nette sono salite a 1,4 miliardi (+13,8%) e il rapporto cost/income è sceso al 43%, il miglior livello di sempre, come sottolineato dall'ad nella conference call. La qualità del credito ha registrato un miglioramento, con il rapporto tra crediti deteriorati lordi sceso all'1,96% e un costo del rischio inferiore alle attese.
Il Cet1 ratio è salito al 14,4%, offrendo un ampio margine rispetto alla soglia minima del 13%. Sulla scia di questi risultati, il management ha rivisto al rialzo la guidance per l'intero 2026, portando l'obiettivo di utile netto a oltre 1,95 miliardi di euro. Parallelamente, è stata aumentata la politica di remunerazione degli azionisti: il dividendo per azione per il 2026 è atteso ad almeno 1 euro, con un interim dividend di circa 0,50 euro per azione (pari a 750 milioni di euro) in pagamento nel 2026, rispetto ai 700 milioni distribuiti l'anno precedente.
L'obiettivo di distribuzione complessiva per il quadriennio 2024-2027 è stato incrementato da 6 a circa 7 miliardi di euro, grazie all'aumento degli utili distribuibili e alla solida generazione di capitale, che secondo le stime della banca manterrà il Cet1 ben al di sopra della soglia minima prevista dal piano.
Analisti promuovono la performance e alzano i target price
La trimestrale e la revisione al rialzo delle stime hanno spinto gli analisti a rivedere le valutazioni sul gruppo. Equita ha confermato il giudizio hold e alzato il target price del 10% portandolo a 16,80 euro, grazie alla revisione delle stime di utile e alla maggiore distribuzione di capitale. La sim milanese ha sottolineato che il rafforzamento del Cet1 consente alla banca di incrementare la remunerazione agli azionisti di circa 1 miliardo di euro rispetto alle precedenti indicazioni, incorporando nelle valutazioni un buyback da 600 milioni di euro.
Più positiva la lettura di Barclays, che ha confermato il rating overweight con un prezzo obiettivo a 17,20 euro, e ha aumentato del 2% in media le stime di utile per azione adjusted per il periodo 2026-2028. La banca d'affari britannica ha incluso nelle previsioni un buyback da 750 milioni, stimando una distribuzione complessiva di circa 7,1 miliardi di euro nel quadriennio e vedendo in una potenziale operazione con Crédit Agricole Italia il principale fattore di rialzo per il caso d'investimento, con un possibile incremento a doppia cifra dell'utile per azione.
Deutsche Bank ha confermato il giudizio buy con target a 16,20 euro, evidenziando come la performance sia solida su tutti i fronti, da ricavi al controllo dei costi, e che il ritorno al programma di buyback, sospeso nel 2025 dopo l'operazione su Anima, sia un elemento chiave. Secondo gli analisti tedeschi, dividendo e buyback potrebbero portare il rendimento complessivo per gli azionisti intorno all'8,5% grazie a distribuzioni previste per circa 4 miliardi nel biennio 2026-2027, con il titolo che già tratta a valori superiori ai target indicati.
Scenario strategico: chiuso il capitolo Mps, porta aperta a Credit Agricole
Un tema centrale emerso dalla presentazione dei conti è lo scenario strategico del gruppo. L'amministratore delegato Giuseppe Castagna ha confermato l'interruzione delle discussioni con Mps per una possibile fusione tra pari, un capitolo ormai chiuso dopo che l'offerta pubblica di Intesa Sanpaolo sul Monte dei Paschi ha reso impraticabile un'operazione alternativa.
La decisione, come sottolineato da Castagna, è stata assunta all'unanimità dal cda della banca, inclusi i consiglieri sostenuti da Crédit Agricole, dopo mesi di attesa in cui non si è riusciti a definire numeri e valore della transazione per gli azionisti di Banco Bpm. Tuttavia, il vertice di Piazza Meda ha riaperto le porte a un'altra ipotesi, quella di una fusione con Crédit Agricole Italia, il ramo italiano del colosso francese che è il primo azionista del Banco con una quota del 29,3%.
Castagna ha definito questa operazione "molto solida" dal punto di vista industriale, specificando che la possibilità è sul tavolo da quando il gruppo francese è entrato nel capitale e che, qualora l'opportunità diventasse reale e praticabile, il board la esaminerebbe nell'interesse di tutti gli azionisti della banca. L'ad ha però evitato di anticipare l'orientamento del governo, limitandosi a ricordare che esistono regole e procedure da rispettare.
Secondo gli analisti, una combinazione con CA Italia rappresenta il principale elemento opzionale sul titolo, non incluso nelle valutazioni attuali, e che potrebbe generare una crescita significativa dell'utile per azione grazie alle sinergie industriali.
Una fusione, però, dovrebbe ancora superare diversi ostacoli, a partire dall'approvazione delle autorità e dal potenziale utilizzo del Golden Power da parte del governo italiano, che potrebbe intervenire per bloccare un'operazione che vede un soggetto straniero assumere il controllo di una banca italiana, un tema politicamente sensibile nel contesto del risiko bancario nazionale.
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