Autovelox, ancora tutto fermo: quasi il 60% sono antecedenti al 2017. Stallo tra ministero e comuni

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il decreto del ministero dei Trasporti, approvato a marzo, avrebbe dovuto mettere fine al caos normativo sull’omologazione degli autovelox, ma lo scontro tra il Mit guidato da Matteo Salvini e l’Anci rimane insanabile. La questione centrale riguarda la validità degli apparecchi installati prima del 13 giugno 2017, data oltre la quale la Cassazione ha stabilito che solo i dispositivi vidimati possono emettere multe legittime. Una decisione che, di fatto, mette a rischio migliaia di sanzioni già elevate, aprendo la strada a un’ondata di ricorsi.

Il ministero ha chiesto all’Anci un censimento dettagliato di tutti gli autovelox in uso, fissi e mobili, per verificare quali rispettino gli standard imposti dalla sentenza. Tuttavia, i comuni – molti dei quali hanno continuato a utilizzare apparecchi non omologati – sostengono che il problema sia stato aggravato proprio dalla mancanza di linee guida chiare. «Se il governo avesse fornito indicazioni precise anni fa, oggi non ci troveremmo in questa situazione», replicano dall’associazione, sottolineando come il vuoto normativo abbia lasciato spazio a interpretazioni contrastanti.

Intanto, i tribunali si trovano a dover gestire un numero crescente di ricorsi presentati da automobilisti che contestano le multe ricevute. La Cassazione, del resto, ha già ribadito più volte che, in assenza di omologazione, le sanzioni sono illegittime. Ma il vero nodo è un altro: se da un lato il Mit insiste per una stretta, dall’altro molti comuni continuano a difendere l’utilizzo dei dispositivi, sostenendo che la loro funzione sia soprattutto deterrente.

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