Pamela Genini, il Corpo profanato e le rivelazioni dell’amico: “Un disegno criminoso per zittirmi”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Non c’è requie per Pamela Genini, e la sua tomba – quel luogo che dovrebbe restituire un’illusione di pace – è diventata il teatro di un ulteriore oltraggio. Dopo il femminicidio consumatosi lo scorso 15 ottobre, quando la furia dell’ex compagno l’ha strappata alla vita con una serie di coltellate, il cimitero di Strozza, in provincia di Bergamo, ha subito una profanazione che sfida ogni umana comprensione. Il corpo della 29enne, già vittima di una violenza inaudita, è stato dissotterrato e mutilato: un “scempio disumano”, lo ha definito la madre, Una Smirnova, la quale in queste ore ha lanciato un appello carico di disperazione in vista della Settimana Santa. “Spero che si sveglino le coscienze”, ha detto la donna, spiegando che lei e i familiari non hanno più la forza di aspettare, né quella di vivere normalmente, tra l’attesa angosciosa di ritrovare i resti della figlia.

L’ombra delle minacce e l’imprenditore che parla di un “piano”

A complicare ulteriormente il quadro, già tragico di per sé, si aggiungono ora le dichiarazioni di Francesco Dolci, imprenditore edile e amico della vittima – qualcuno, con un eufemismo che suona quasi fuori luogo, lo definisce “ex fidanzato”. Davanti ai microfoni della trasmissione Rai ‘Ore 14’, Dolci ha accennato a un “disegno criminoso” che, a suo dire, sarebbe stato orchestrato proprio per metterlo a tacere, per incastrarlo, forse per allontanarlo dalle indagini. “Perché so troppe cose”, ha affermato, senza mezzi termini. “Tante le ho già dette agli inquirenti, e ho ancora molto da dire per ottenere giustizia per Pamela”. Le sue parole non sono gratuite: l’uomo racconta di aver subito intimidazioni, aggressioni e minacce dirette, tutte finalizzate – secondo la sua ricostruzione – a impedirgli di collaborare con la procura. La sensazione, insomma, è che qualcuno abbia un forte interesse a che certe verità rimangano sepolte, esattamente come il della modella avrebbe dovuto restare integro nella sua bara.

La procura non esclude nulla: dall’economico all’esoterismo

Gli investigatori, dal canto loro, mantengono un riserbo assoluto, ma fonti vicine al fascicolo rivelano che nessuna ipotesi viene scartata. Il movente della profanazione – un atto che va ben oltre il semplice vandalismo – potrebbe essere economico (magari legato a debiti o a presunti patrimoni nascosti), oppure riconducibile a una sorta di feticismo idolatrico, se non addirittura a pratiche esoteriche. Non è la prima volta, purtroppo, che casi di cronaca nera si intrecciano con riti macabri o con ossessioni personali di individui disturbati. Quel che conta, per la madre Una Smirnova, è che l’orrore si fermi: “È un dolore che non lascia vivere me e i miei familiari. Vi prego, aiutatemi a ritrovarla perché non possiamo più andare avanti così”. E la Settimana Santa, per una madre che ha già perso una figlia in circostanze così brutali, diventa un paradosso atroce: un periodo di resurrezione che si scontra con la necessità di recuperare ciò che resta di una salma violata.

L’inchiesta e il silenzio rotto da Dolci

Francesco Dolci, insomma, si presenta come un testimone chiave, forse scomodo. Le sue rivelazioni – se confermate – potrebbero aprire scenari inediti, spostando l’attenzione dal solo femminicida (già individuato e arrestato) a una rete più ampia di complicità, o quantomeno di interessi occulti. L’imprenditore parla di un tentativo sistematico di “zittirlo”, un’espressione che riecheggia quella usata in altre inchieste delicate, dove chi sa troppo diventa un bersaglio. La procura di Bergamo, che non ha ancora voluto rilasciare dichiarazioni ufficiali sull’episodio della tomba profanata, incrocerà ora i verbali di Dolci con i rilievi effettuati al cimitero di Strozza. Non ci sono, al momento, indagati per la profanazione, né sono stati resi noti i nomi di eventuali sospettati. Quel che è certo, però, è che il caso di Pamela Genini – già segnato da un femminicidio efferato – assume ora i contorni di un giallo giudiziario dove il confine tra dolore privato e disegno criminoso si fa sempre più labile.

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