Il cadavere di Pamela Genini profanato nella tomba, la madre: «Uno scempio disumano»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La morte, si sa, non restituisce nulla di intatto. Ma ciò che è accaduto nel silenzioso cimitero di Strozza, dove riposava Pamela Genini, la giovane modella di 29 anni uccisa dall’ex compagno Gianluca Soncin nell’ottobre del 2025, ha aggiunto un capitolo di inspiegabile ferocia a una vicenda già segnata da un femminicidio. Qualcuno, in una data ancora tutta da accertare, ha violato il loculo, ha estratto il feretro, ne ha aperto il coperchio e ha decapitato il cadavere, asportando la testa. Poi, con la stessa agghiacciante meticolosità, ha richiuso tutto, rimettendo la bara al suo posto. Come se nulla fosse accaduto.

La scena ricostruita: la lapide di plastica, la scarpetta rossa e i cioccolatini russi

Sulla falsa tomba – una lapide in materiale plastico – sono tornati, inspiegabilmente intatti, alcuni oggetti lasciati nei mesi scorsi da anonimi: una scarpetta rossa dal tacco alto, un peluche, una corona di legno, qualche rosa appassita, e persino dei cioccolatini russi. Alla base, vasi e fiori. In passato, raccontano i frequentatori del camposanto, c’era stato anche del rosmarino. Nessuno di questi elementi appare spostato o danneggiato. Un dettaglio, questo, che rende ancora più inquietante la dinamica: chi ha compiuto il gesto ha operato con una calma chirurgica, senza lasciare tracce evidenti di effrazione all’esterno. Tanto che, per giorni, nessuno si è accorto di nulla. La normale apparenza del sepolcro ha ingannato persino i custodi.

La famiglia rompe il silenzio: «Mai minacciati, nessuna richiesta di denaro»

A parlare, ora, è la madre di Pamela, assistita dall’avvocato Nicodemo Gentile. In una nota ufficiale, la famiglia ha smentito con nettezza alcune indiscrezioni che erano circolate nei giorni successivi al ritrovamento: «Nessuno ci ha mai minacciati, né prima né dopo la scomparsa di Pamela. Non ci è stata rivolta alcuna richiesta di denaro». Una precisazione che taglia corto con le prime ipotesi investigative, quelle che avevano ventilato possibili legami tra la profanazione e presunti tentativi di estorsione ai danni dei congiunti. «È uno scempio disumano», ha dichiarato la madre. «Nemmeno la morte le ha concesso pace: qualcuno ha violato il suo ultimo rifugio».

La pista dell’ossessione: le valutazioni della procura di Bergamo

Il cadavere, ora sottoposto a sequestro, è stato mutilato con un’amputazione netta della testa. Un gesto che, secondo il legale della famiglia, potrebbe rientrare in «dinamiche di possesso deviate, pensieri disturbati e ossessivi nei confronti di Pamela». La procura di Bergamo ha aperto un fascicolo e sta cercando di ricostruire i passaggi di chi, in queste settimane, ha avuto accesso al cimitero di Strozza, piccolo comune della Val Brembana. Nessuna ipotesi è al momento esclusa: dal blitz di gruppo – magari legato a riti o a logiche di emulazione – all’azione di una singola persona affetta da un grave disagio psichico. Quella che appariva come una sepoltura dignitosa, vegliata da fiori e piccoli ricordi, si è trasformata nella scena di un macabro feticismo.

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