Pamela Genini, tomba profanata e testa trafugata: la procura indaga per vilipendio e furto. Sentito Francesco Dolci
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Redazione Interno
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A oltre un anno dall’omicidio, il Corpo di Pamela Genini è stato nuovamente oltraggiato. La scoperta, che ha sconvolto la comunità locale e riacceso i riflettori su una vicenda già segnata da una violenza inaudita, risale allo scorso lunedì. Gli operai incaricati di trasferire il feretro dalla sepoltura provvisoria, allestita in attesa della costruzione della tomba di famiglia, alla cappella definitiva nel cimitero di Strozza, in provincia di Bergamo, si sono trovati davanti a una scena macabra: il loculo era stato violato e all’interno, al posto della salma della giovane modella 29enne, uccisa dall’ex compagno Gianluca Soncin con più di trenta coltellate, ne è stata trovata una priva della testa.
La Procura di Bergamo ha immediatamente aperto un fascicolo d’inchiesta, ipotizzando i reati di vilipendio di cadavere e furto, con particolare riferimento alla testa della vittima. Gli inquirenti, che mantengono il massimo riserbo sulle indagini, stanno cercando di ricostruire non solo la dinamica dell’effrazione, avvenuta in un luogo per sua natura protetto e sacro, ma anche l’identità di chi abbia compiuto un gesto tanto crudele. Il programma televisivo “Dentro la Notizia” ha anticipato i dettagli dell’accaduto, riportando l’attenzione su un caso di femminicidio che aveva già scosso l’opinione pubblica.
Movente economico sotto la lente degli inquirenti
Secondo quanto riportato dall’Eco di Bergamo, gli investigatori starebbero seguendo una pista precisa che allontanerebbe l’ipotesi di un gesto fine a sé stesso, riconducendola a un possibile movente economico. Da mesi, infatti, la famiglia di Pamela Genini sarebbe stata sottoposta a minacce; pressioni che gli inquirenti collegano ora al presunto debito che la vittima avrebbe contratto con alcuni individui. Le minacce, di cui si sarebbero fatti portavoce soggetti non meglio identificati, avrebbero avuto ad oggetto proprio somme di denaro che la 29enne avrebbe dovuto restituire. Il collegamento tra quelle intimidazioni, che avevano già messo in allarme i parenti, e la profanazione della salma – in particolare il furto della testa – rappresenta attualmente la linea investigativa più seguita.
Il precedente dell’omicidio e il contesto giudiziario
Pamela Genini fu uccisa dall’ex compagno Gianluca Soncin, un uomo che non avrebbe accettato la fine della relazione. Il femminicidio, avvenuto con una ferocia rara, si concluse con una condanna per l’assassino, mentre la famiglia della vittima aveva potuto celebrare i funerali lo scorso 24 ottobre a Strozza. In quella circostanza, la salma era stata collocata in un loculo provvisorio, in attesa che la tomba di famiglia fosse ultimata. Proprio questa temporaneità della sistemazione, forse meno sorvegliata di una sepoltura definitiva, potrebbe aver rappresentato un elemento di vulnerabilità sfruttato dai responsabili per agire indisturbati.
Le indagini sul trafugamento e il ruolo di Francesco Dolci
Nel frattempo, gli inquirenti hanno sentito Francesco Dolci, una figura già nota nell’ambito delle cronache locali, nel tentativo di acquisire elementi utili a far luce sulla vicenda. Le indagini si concentrano ora sulla verifica dei movimenti sospetti nei giorni precedenti la scoperta, sulla raccolta di immagini delle telecamere di sorveglianza presenti nella zona del cimitero e sull’analisi di eventuali tracce lasciate dagli autori del gesto. La complessità delle operazioni, che richiedono massima discrezione, si scontra con la difficoltà di reperire testimoni diretti di un’azione compiuta probabilmente in orari notturni. La Procura, pur senza confermare ufficialmente l’esistenza di sospettati, sta procedendo con accertamenti tecnici irripetibili sul feretro e sul loculo, nella speranza di isolare profili genetici o impronte che possano condurre all’identificazione dei responsabili.




