Pamela Genini, tomba profanata: il racconto dell’ex fidanzato Francesco Dolci finisce al vaglio dei carabinieri

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Nel giallo che avvolge la profanazione della tomba di Pamela Genini, una vicenda che si intreccia – inevitabilmente – con il più ampio e drammatico quadro del femminicidio della giovane modella ventinovenne, uccisa a Milano il 14 ottobre 2025 nel quartiere Gorla, la figura di Francesco Dolci, ex fidanzato della vittima, è tornata prepotentemente al centro dell’attenzione degli inquirenti. L’imprenditore edile di 41 anni, che fino a questo momento non risultava iscritto nel registro degli indagati, si è presentato al Comando provinciale dei carabinieri di Bergamo, in circonvallazione delle Valli, dove ha trascorso diverse ore a disposizione degli investigatori. Poco dopo il suo arrivo, è giunta nella stessa caserma anche l’avvocata Eleonora Prandi, legale di fiducia di Dolci, a suggellare la natura tutt’altro che informale di questo confronto.

La sagoma compatibile con Dolci e le discrepanze nel racconto

Secondo quanto filtrato dagli ambienti investigativi, l’attenzione dei carabinieri del Nucleo investigativo si sarebbe concentrata su alcune immagini estrapolate dai sistemi di videosorveglianza del cimitero di Strozza, in val Brembana, dove la salma della Genini era tumulata prima che ignoti ne violassero la sepoltura, commettendo – secondo la pesante ipotesi di reato – atti di vilipendio di cadavere. La sagoma ripresa da quelle telecamere, spiegano fonti vicine all’inchiesta, sarebbe compatibile per una percentuale compresa tra l’80 e il 90 per cento con la figura e la stazza di Dolci. Un margine, quello del dieci per cento, che in sede giudiziaria vale quanto un macigno, ma che ha spinto il pm Giancarlo Mancusi – il magistrato che coordina le indagini sulla profanazione – a voler sentire nuovamente l’uomo, già ascoltato tre settimane fa per diverse ore in qualità di persona informata sui fatti. Durante quell’interrogatorio informale sarebbero emerse alcune discrepanze nel racconto fornito da Dolci, discrasie che ora gli inquirenti intendono approfondire con l’ausilio del legale presente.

Il ruolo del pm Mancusi e l’accelerazione delle indagini

La presenza al comando provinciale non solo dell’avvocata Prandi, ma anche dello stesso pm Mancusi, è un segnale che pochi addetti ai lavori possono ignorare. Significa, in buona sostanza, che la procura di Bergamo – diretta da Maurizio Romanelli – non considera più questa linea d’indagine come un semplice approfondimento collaterale. Al contrario, si respira aria di svolta, o quanto meno di un’accelerazione significativa, dopo settimane di indiscrezioni rimbalzate senza conferme ufficiali. Dolci non è stato formalmente indagato, e la sua convocazione potrebbe essere inquadrata ancora come un atto dovuto a un teste che, per qualche ragione, avrebbe fornito versioni non perfettamente allineate con gli elementi raccolti. Ma il fatto che abbia ritenuto necessario farsi accompagnare da un’avvocata – e che questi abbia avuto accesso alla caserma – racconta di una consapevolezza, da entrambe le parti, della delicatezza del momento.

Tra selfie al cimitero e fotografie sulla tomba: il filo dell’indagine

Non solo parole, dunque. Secondo altre fonti vicine al fascicolo, l’elemento che maggiormente tiene banco nello studio del magistrato sarebbe costituito da alcune fotografie scattate proprio alla tomba della Genini. Immagini che Dolci avrebbe potuto realizzare o, in alternativa, che sarebbero comunque riconducibili alla sua sfera di conoscenze o frequentazioni. La domanda da cui tutto parte – e che ancora non ha trovato risposta – è quella che gli stessi carabinieri si pongono: Dolci si è presentato spontaneamente in caserma o è stato convocato? Perché intorno a questo dubbio ruota l’intera architettura della posizione dell’uomo. Se fosse andato di sua iniziativa, si tratterebbe di un gesto quantomeno singolare per chi non è indagato; se invece la convocazione è partita dagli inquirenti, allora quella compatibilità dell’80-90 per cento con la sagoma ripresa dalle telecamere avrebbe già assunto, nel ragionamento della procura, un peso specifico non trascurabile. La prudenza, in questa fase, resta altissima, e l’avvocata Prandi – che ha raggiunto il proprio assistito in circonvallazione delle Valli – ha per ora evitato dichiarazioni pubbliche. Di certo, il racconto di Dolci, messo sotto la lente del pm Mancusi e dei carabinieri, non convince più appieno. E la tomba violata di Pamela Genini, in attesa di giustizia, continua a fare rumore nel silenzio obbligato di un’inchiesta che non si ferma più.

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