La tomba profanata di Pamela Genini e il capello biondo nella casa dell’ex: le immagini acquisite dagli inquirenti

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il macabro rompicapo giudiziario che avvolge la figura di Pamela Genini, la giovane uccisa a Milano nell’ottobre del 2025 dall’allora compagno Gianluca Soncin, si arricchisce di un nuovo, minuto dettaglio che potrebbe rivelarsi uno snodo cruciale oppure una semplice eco del passato. Mentre la procura di Bergamo continua a scandagliare le circostanze della profanazione della salma – avvenuta nel cimitero di Strozza dove il era custodito in attesa della traslazione nella cappella di famiglia – gli investigatori hanno acquisito le immagini di sorveglianza della zona. Questi fotogrammi, come riportato anche da programmi come “Dentro la notizia”, rappresentano al momento l’unica traccia concreta per risalire a chi, nella notte, ha manomesso il loculo e asportato la testa della vittima, un’operazione che, stando alla ricostruzione degli operatori delle pompe funebri (i quali hanno notato subito l’allentamento delle viti e l’uso anomalo di silicone fresco sul feretro), avrebbe richiesto la forza e il tempo di almeno tre o quattro persone.

Il sopralluogo televisivo e il ritrovamento inaspettato nel tombino

A complicare ulteriormente il quadro indiziario, già reso torbido dall’efferatezza del femminicidio originario, è arrivata nei giorni scorsi la scoperta di un reperto inconsueto nell’abitazione di Francesco Dolci, l’ex fidanzato della Genini. Durante un servizio della trasmissione “Chi l’ha visto?” (andato in onda su Rai 2), un inviato, seguito dalle telecamere, ha notato un lungo capello di colore biondo impigliato in una ragnatela all’interno di una botola che conduce agli impianti tecnici della piscina, situata all’ingresso della villetta di Sant’Omobono Terme. La segnalazione immediata ai carabinieri ha dato il via a un sopralluogo trasmesso in diretta, durante il quale i militari hanno ufficialmente repertato il singolo filamento, suscitando l’immediata reazione difensiva dell’attuale proprietario della casa.

La presenza di quel capello – che si distingue per la sua chioma scura e fine – potrebbe sembrare un indizio di non poco conto, soprattutto alla luce della scomparsa della testa della 29enne dal camposanto. Tuttavia, come ha prontamente sottolineato Francesco Dolci nel corso della sua intervista a “Mattino Cinque”, la frequentazione della giovane in quella casa era assidua quando i due erano ancora una coppia: “Pamela viveva in questa casa, quindi capelli ce ne sono dappertutto”, ha dichiarato l’uomo, cercando di ridimensionare la portata della scoperta. Dolci ha inoltre aggiunto un elemento che getta luce sulle sue attuali paure: la grata della botola è stata sostituita dal padre soltanto una decina di giorni prima del ritrovamento, un gesto che lui stesso giustifica con il timore di essere incastrato. “Temiamo che qualcuno voglia incastrarci e che possa far ritrovare la testa di Pamela nella nostra casa”, ha confessato, prospettando l’ipotesi di un depistaggio mirato.

La versione di Dolci e l’ipotesi del “capello della giornalista”

Interpellato nuovamente dai media, e in particolare da Federica Panicucci nel corso del programma del mattino di Canale 5, Francesco Dolci ha voluto fornire una sua personale teoria sull’origine del reperto, cercando di allontanare da sé ogni alone di sospetto legato alla profanazione della tomba. L’uomo si è soffermato sulle caratteristiche fisiche della vittima, descrivendo la capigliatura di Pamela – che lui definisce “fini, castani e lunghi” – come incompatibile con la matrice bionda del capello rinvenuto. Andando oltre la semplice negazione, Dolci ha puntato il dito contro la crescente pressione mediatica che, a suo dire, sta trasformando la sua residenza in un palcoscenico surreale.

Secondo quanto dichiarato dall’ex compagno, il filamento chiaro non potrebbe appartenere ad altro che a una professionista dell’informazione, vista la calca di troupe che da settimane piantona l’ingresso della sua proprietà. “Con un’alta probabilità, è il capello di una giornalista Rai che quella sera, magari durante le dirette si pettinava, si sistemava e gli è caduto”, ha ipotizzato Dolci, suggerendo una contaminazione accidentale dell’ambiente domestico da parte delle stesse persone che ne stanno scandagliando ogni angolo. Sebbene questa versione sia al momento priva di riscontri oggettivi, intercetta la tensione crescente tra gli inquirenti, i media e i soggetti coinvolti in una vicenda dove ogni frammento organico viene subito catalogato come potenziale prova.

L’analisi degli investigatori tra reperti e video-sorveglianza

Nonostante la visibilità mediatica data a questo singolo capello – che i carabinieri hanno comunque sottoposto a sequestro per i dovuti accertamenti genetici – le fonti vicine alla procura invitano a non sopravvalutare l’elemento nel contesto più ampio delle indagini sulla profanazione. Anche qualora il test del DNA dovesse dimostrare che la matrice appartiene effettivamente a Pamela Genini, gli inquirenti si troverebbero di fronte a una traccia “neutra”, difficilmente utilizzabile per sostenere l’accusa di vilipendio di cadavere contro terzi, data la legittima presenza della ragazza in quella abitazione in vita. Il quadro investigativo rimane quindi focalizzato principalmente sui filmati acquisiti nei pressi del cimitero di Strozza, dove si spera di identificare l’uomo (o gli uomini) ripresi nelle vicinanze del colombario nella notte del 23 marzo scorso.

Mentre la salma, decapitata con un taglio netto descritto come estremamente preciso dagli operai – i quali hanno escluso l’uso di strumenti rudimentali come l’accetta parlando piuttosto di un flessibile -4 – attende ancora di ricongiungersi alla sua testa, la Procura di Bergamo procede con cautela. L’attenzione degli inquirenti resta alta, ma allo stato attuale non risultano esserci indagati certi né per la profanazione né per il furto dei resti, sebbene la legge italiana preveda per tale reato una pena fino a sette anni di reclusione. L’unico dato oggettivo è che qualcuno ha violato la tomba, trasportando un peso considerevole per asportare quella parte specifica del, lasciando dietro di sé solo qualche vite fuori posto e la promessa, secondo le parole di Dolci, di un possibile agguato giudiziario, nella speranza che il tempo e le analisi scientifiche facciano presto chiarezza su chi si nasconda dietro questo nuovo, atroce capitolo della vicenda.

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