Pamela Genini, i medici legali dovranno chiarire tempi e strumento del taglio della testa

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La Procura di Bergamo, come spesso accade nei casi più complessi e disturbanti, ha deciso di affidare a professionisti di comprovata esperienza il compito di ricostruire un tassello fondamentale di questa inquietante vicenda: i periti Matteo Marchesi e Marco Cummaudo, ai quali si aggiunge, per la parte offesa, Antonello Cirnelli, analizzeranno i resti della giovane Pamela Genini, la cui sorte post mortem si è rivelata altrettanto tragica dell’omicidio che l’ha strappata alla vita. L’esame, che si terrà l’8 aprile all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, si concentrerà su due nodi cruciali, ovvero i tempi esatti in cui il Corpo è stato profanato e lo strumento utilizzato per rimuovere la testa dalla salma, un dettaglio che potrebbe rivelarsi decisivo per risalire agli autori dello scempio.

Un feretro violato nel silenzio del cimitero di Strozza

Tutto è cominciato alla fine della scorsa settimana, quando è emersa una scoperta agghiacciante: il loculo che custodiva la bara di Pamela, nel piccolo cimitero di Strozza, in Valle Imagna, era stato aperto da mani ignote; il della ragazza, già martoriato dalla violenza dell’assassinio avvenuto il 15 ottobre scorso a Milano per mano del compagno Gianluca Soncin, era stato ulteriormente deturpato, e la testa era stata portata via. Un gesto, questo, che ha spinto gli inquirenti a non lasciare alcuna pista inesplorata, tanto che la madre della vittima ha lanciato un appello, rimasto per ora senza risposte concrete, per fare luce sui motivi – ancora oscuri – di una così raccapricciante violazione.

L’incarico della Procura e il ruolo dei tre esperti

I consulenti designati, tutti specialisti in ambito forense, dovranno quindi lavorare sui resti profanati con l’obiettivo di restituire una cronologia precisa degli eventi: è stata una profanazione avvenuta subito dopo la sepoltura, oppure si è consumata in un momento successivo, magari approfittando delle ore notturne? E poi, quale lama – o quale altro strumento – può aver reciso il collo del cadavere con quella precisione? Domande alle quali Marchesi, Cummaudo e Cirnelli proveranno a rispondere attraverso un’analisi meticolosa, che si preannuncia complessa anche a causa dello stato di decomposizione del, sebbene la salma fosse conservata in un loculo.

Un’indagine che si intreccia con la cronaca nera milanese

Non va dimenticato, in questo contesto, che la morte di Pamela Genini è già stata al centro di un procedimento giudiziario conclusosi con la condanna dell’ex compagno; tuttavia, la profanazione della tomba rappresenta un nuovo, autonomo capitolo investigativo, che la Procura di Bergamo sta seguendo con la massima attenzione, come dimostra la scelta di nominare tre periti invece di uno soltanto. Si tratta, insomma, di un’inchiesta che prescinde dall’omicidio in sé – sebbene i due fatti appaiano inevitabilmente collegati agli occhi dell’opinione pubblica – e che mira a individuare i responsabili di un atto che la legge italiana definisce e punisce con severità. Resta da vedere se gli accertamenti dell’8 aprile sapranno fornire gli elementi necessari per stringere il cerchio attorno ai profanatori, in una vicenda dove il dolore di una famiglia si mescola alla più cupa delle inspiegabili violenze.

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