La profanazione della tomba di Pamela Genini, il cadavere decapitato e la testa portata via
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Redazione Interno
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Non c’è requie, per Pamela Genini, e nemmeno per i suoi familiari. La giovane modella, uccisa a Milano nell’ottobre del 2025 dall’ex compagno che non rassegnarsi alla fine della relazione, è stata nuovamente oggetto di un atto di violenza che neppure la morte, si sarebbe tentati di dire, era riuscita a interrompere. Il suo Corpo, martoriato da oltre trenta coltellate inferte dal 52enne Gianluca Soncin, è stato infatti profanato nel cimitero di Strozza, in provincia di Bergamo, dove si trovava custodito in un loculo in attesa del trasferimento nella cappella di famiglia. E l’oltraggio ha assunto i contorni di una macabra messa in scena: il cadavere è stato decapitato e la testa è stata sottratta.
La scoperta durante il trasferimento della salma
A fare l’amara e agghiacciante scoperta sono stati, lunedì mattina, gli operai delle pompe funebri incaricati proprio di quel trasloco, un’operazione che avrebbe dovuto ricomporre, almeno fisicamente, la vicinanza tra la giovane e i suoi cari. Quando si sono accorti che il loculo era stato manomesso, hanno immediatamente avvertito i carabinieri. È stato solo alla loro presenza, e con l’apertura ufficiale della bara, che si è rivelata la scena: il della 29enne era stato mutilato e la testa, letteralmente, era sparita nel nulla. Un gesto che trasforma il lutto in una ferita aperta e inspiegabile, gettando nello sgomento una comunità ristretta – quella del paese d’origine della famiglia – e, più in generale, chiunque abbia seguito le vicende di quel femminicidio.
L’indagine della procura di Bergamo
La procura di Bergamo, competente per territorio, ha aperto a questo punto un fascicolo d’inchiesta. Le ipotesi di reato al momento sono due: vilipendio di cadavere e furto, quest’ultimo riferito proprio alla testa della vittima, asportata e portata via chissà con quale scopo. Gli inquirenti stanno lavorando per ricostruire la dinamica della profanazione, cercando di capire come sia stato possibile violare il loculo senza che nessuno se ne accorgesse, e soprattutto chi possa aver compiuto un atto così estremo. Gli accertamenti si concentrano sulle telecamere di sorveglianza presenti nel cimitero e nei dintorni, nella speranza di individuare movimenti sospetti nelle ore notturne o nei giorni precedenti il ritrovamento.
Un passato di minacce e violenza
L’orrore di questa nuova scoperta si innesta in una storia già segnata da una violenza inaudita. Pamela Genini, infatti, era stata uccisa dall’ex compagno, un uomo che secondo quanto emerso dalle indagini non accettava la fine della loro relazione. Dopo averla aggredita, l’aveva colpita con oltre trenta coltellate in un appartamento di Milano, un omicidio che aveva scosso l’opinione pubblica per la sua efferatezza. E le sofferenze per i familiari non si erano esaurite con il processo e la condanna dell’assassino: nei mesi successivi, gli stessi genitori della ragazza erano stati oggetto di minacce, un alone di intimidazioni che aveva reso già difficile il percorso del lutto. Ora, con questa profanazione, quel clima di tensione e di crudeltà sembra aver trovato un nuovo, inquietante capitolo.
I rilievi e le indagini in corso
Sul luogo della profanazione i carabinieri hanno eseguito i rilievi del caso, cercando tracce biologiche o elementi che possano ricondurre all’autore o agli autori del gesto. L’attenzione degli investigatori è massima, anche perché la dinamica – che implica l’apertura di una sepoltura, l’asportazione di una parte del e la ricomposizione quanto meno parziale del loculo per non destare immediati sospetti – richiede una certa organizzazione e una conoscenza del luogo. Non si esclude alcuna pista, dalle ipotesi legate a riti o simbolismi oscuri fino a quella, forse più concreta, di un atto di persecuzione post mortem nei confronti della famiglia, un modo per perpetuare quella violenza che già in vita era stata subita. La procura di Bergamo, nelle prossime ore, potrebbe disporre ulteriori accertamenti tecnici e acquisire nuovi elementi utili a dare un nome a chi ha deciso di colpire ancora, oltre la fine.




