L'occupazione italiana riprende a correre, trainata dal Sud e dal lavoro stabile

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il mercato del lavoro italiano, dopo la pausa estiva, ha ripreso a mostrare i segni di un vigore che ormai lo caratterizza da oltre un anno, con un incremento di 67.000 occupati a settembre scorso rispetto al mese di agosto, un dato che, se rapportato all'anno precedente, raggiunge le 176.000 unità. Questa dinamica positiva, che ha portato il tasso di occupazione a toccare il 62,7%, non si distribuisce in maniera uniforme sul territorio nazionale, ma trova il suo motore più potente nelle regioni del Mezzogiorno, un'area che si conferma, anche sotto questo specifico profilo, straordinariamente dinamica e vitale per l'intera economia del Paese. L'aumento, che interessa per lo più le donne e i giovani under 35, si accompagna a una significativa riduzione degli inattivi, scesi di 99.000 unità, un calo che, liberando forza lavoro potenziale, ha contribuito parallelamente a un lieve rialzo del numero delle persone in cerca di occupazione.

La qualità del lavoro in primo piano

A caratterizzare il quadro emerso dalle rilevazioni non è soltanto la crescita quantitativa, bensì un miglioramento qualitativo della condizione occupazionale, come evidenziato dall'aumento su base mensile dei dipendenti a tempo indeterminato, i quali salgono a 16 milioni e 551.000 unità. Questo incremento, pari a 97.000 posizioni stabili, va di pari passo con una contrazione dei contratti a termine, che scendono a 2 milioni e 466.000, mentre gli autonomi mantengono una sostanziale stabilità. La contrazione degli inattivi, un dato che molti osservatori leggono come un segnale di fiducia nel mercato, sembra dunque tradursi non solo in più occupati, ma in occupati con maggiori garanzie, un elemento che, se consolidato, potrebbe avere ripercussioni positive sulla stabilità economica delle famiglie.

Le differenze demografiche e territoriali

Analizzando le cifre con maggiore dettaglio, si scopre che l'aumento degli occupati non coinvolge in maniera omogenea tutte le fasce della popolazione: se da un lato si registrano progressi significativi per le donne e per i più giovani, la classe d'età centrale, quella dei 35-49enni, risulta invece in diminuzione. Gli uomini, nel complesso, mostrano una sostanziale stabilità, così come gli autonomi, a suggerire che la spinta propulsiva arrivi principalmente dall'assunzione di dipendenti con contratti permanenti. Il confronto trimestrale, che mette a paragone il periodo luglio-settembre con quello di aprile-giugno, conferma la tendenza al rialzo, seppure in misura più contenuta, con un ulteriore incremento dello 0,1%.

Il quadro d'insieme e le prospettive

La ripresa di settembre, che segue l'interruzione di un trend positivo durato quattro anni registrata ad agosto, riporta il Paese su un sentiero di crescita che appare ormai strutturale. La concentrazione degli avanzi occupazionali nel Mezzogiorno, un'area storicamente caratterizzata da tassi di disoccupazione più elevati, rappresenta un elemento di particolare interesse, indicando un possibile riequilibrio territoriale in atto. La consistente diminuzione degli inattivi, che si attesta come uno dei dati più significativi dell'aggiornamento mensile, lascia intendere che una parte di coloro che precedentemente non cercavano lavoro, o non erano disponibili a svolgerlo, stia ora rientrando attivamente nel mercato, attratta da opportunità percepite come concrete.

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