L’occupazione in Italia cresce, ma è trainata dagli over 50: i dati e le contraddizioni
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Redazione Interno
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A maggio 2025, l’Italia ha raggiunto un nuovo record storico di occupati, toccando i 24,3 milioni di lavoratori, secondo gli ultimi dati Istat. Un incremento mensile di 80.000 unità e uno annuo di 408.000, che però nasconde una tendenza strutturale: il vero motore del mercato del lavoro è la fascia d’età oltre i 50 anni, che da sola ha contribuito con +124.000 occupati su base mensile e +572.000 su base annua. Un fenomeno che, se da un lato conferma la resilienza del sistema, dall’altro solleva interrogativi sulle prospettive per le generazioni più giovani, penalizzate da un calo nei contratti a termine e nelle assunzioni under 35.
La crescita, distribuita tra uomini e donne, coinvolge soprattutto lavoratori autonomi e dipendenti a tempo indeterminato, mentre arretrano i precari. "Ora subito il dl sull’Ires premiale", ha dichiarato il ministro Orsini, sottolineando l’urgenza di misure che sostengano ulteriormente le imprese. Intanto, iniziative come quella di Intesa Sanpaolo e Confindustria – che hanno destinato 14 miliardi alle aziende del Lazio, parte di un plafond nazionale da 200 miliardi – sembrano aver contribuito a sostenere la domanda di lavoro, seppure in un contesto ancora segnato da squilibri generazionali.
Parallelamente, calano gli inattivi, segnale di un rientro nel mercato del lavoro di chi, in precedenza, ne era escluso. Ma se il dato complessivo è positivo, resta da capire se questa ripresa, trainata dagli over 50, sia sostenibile nel lungo periodo o se rischi di acuire le disparità tra chi ha un’occupazione stabile e chi fatica a entrarvi. Senza contare che, come dimostrano alcuni recenti casi di cronaca legati a inchieste sul lavoro nero o allo sfruttamento, la qualità dell’impiego rimane un nodo cruciale, spesso trascurato dai grandi numeri.




