Heineken taglia 6.000 posti, piano EverGreen 2030: dai birrifici europei alla sede di Sesto San Giovanni l’ombra della riorganizzazione digitale

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il consiglio di amministrazione di Heineken N.V., riunitosi ad Amsterdam per l’approvazione del bilancio 2025, ha ufficializzato l’avvio di una ristrutturazione che nei prossimi ventiquattro mesi porterà all’eliminazione di un numero di ruoli compreso tra cinquemila e seimila unità; un’incisione pari a quasi il 7 per cento degli 87.000 dipendenti impiegati globalmente dal secondo produttore di birra al mondo -1-8. La mossa, accompagnata da una revisione al ribasso delle guidance sull’utile operativo per l’esercizio in corso – la forchetta attesa scende dal 4-8 per cento al 2-6 per cento – arriva nonostante ricavi netti in crescita organica dell’1,6 per cento e un margine operativo che ha toccato il 15,2 per cento, in aumento di 41 punti base -3-9. L’amministratore delegato uscente Dolf van den Brink, che rimarrà in carica fino alla nomina del successore annunciata nelle prossime settimane, ha presentato il pacchetto di misure come parte integrante della nuova strategia EverGreen 2030: un’architettura industriale che sacrifica i volumi del mercato tradizionale europeo – in calo dell’1,2 per cento – per puntare su diciassette mercati ritenuti prioritari, intelligenza artificiale applicata al marketing e una drastica centralizzazione dei servizi -1-5.

L’impatto sulla penisola e il nodo del quartier generale di Sesto San Giovanni

Tra le geografie che assorbiranno il peso maggiore della riorganizzazione l’Europa figura al primo posto nella comunicazione del gruppo; in Italia, dove Heineken conta circa duemila addetti distribuiti tra lo stabilimento di Assemini, quello di Comun Nuovo, Massafra e Pollein, l’attenzione si concentra inevitabilmente sulla sede direzionale di Sesto San Giovanni, nell’Edison Business Center di via Thomas Alva Edison -2-3. Nessuna comunicazione ufficiale ha sinora quantificato la quota di esuberi che ricadrà sul perimetro nazionale, né tanto meno ha indicato quali funzioni verranno trasferite nei nascenti Heineken Business Services – i centri di competenza globale che raddoppieranno la loro scala assorbendo circa tremila posizioni attualmente distribuite nelle varie filiali – ma il precedente del 2020, quando da un analogo programma di efficienza scaturirono novantatré tagli in Italia di cui quarantasei proprio nella sede di Sesto, rende la preoccupazione delle rappresentanze sindacali tutt’altro che campata in aria -3. La trasformazione in Multi-Market Operating Companies, con quattro entità che entreranno a regime in Europa nei prossimi sei mesi, implica infatti una revisione del modello di governance che tende a svuotare le strutture periferiche delle funzioni strategiche per concentrarle in hub sovranazionali: una dinamica che già aveva portato, nel novembre del 2025, alla decisione di chiudere lo storico birrificio di Namysłów in Polonia con il licenziamento di un centinaio di lavoratori -7.

Freddyai e il salto tecnologico: la leva dell’intelligenza artificiale nei tagli occupazionali

Alla base del taglio occupazionale, che il management ha quantificato in risparmi lordi annui compresi tra i 400 e i 500 milioni di euro, non vi è soltanto la flessione strutturale dei consumi di birra – aggravata dalla transizione demografica dei bevitori sotto i trent’anni, i quali negli Stati Uniti rappresentano ormai appena il 20 per cento del mercato regolare – ma anche un deciso cambio di paradigma produttivo e commerciale -2-8. Heineken moltiplicherà per tre i lanci sperimentali e i progetti pilota nei segmenti ritenuti strategici, e lo farà attraverso Freddyai, l’agenzia virtuale basata su intelligenza artificiale generativa che entro la fine del 2026 coprirà l’80 per cento degli investimenti globali in marketing e vendite; la piattaforma, il cui nome rievoca la memoria del fondatore Freddy Heineken, è progettata per sostituire interi reparti creativi e di pianificazione pubblicitaria, promettendo un incremento dell’efficienza di spesa del 20 per cento -5-10. L’implementazione della Digital Backbone, l’infrastruttura informatica unica da oltre un miliardo di euro già attiva in più di settanta paesi, costituisce il presupposto tecnico che ha reso possibile la compressione dei ruoli dirigenziali intermedi e la chiusura selettiva di birrifici, la cui capacità produttiva viene ora giudicata eccedentaria rispetto a una domanda che il gruppo stesso prevede crescere a ritmi non superiori all’1 per cento annuo -5-6.

I conti in attivo e la reazione dei mercati finanziari

L’annuncio dei tagli, lungi dal provocare una flessione del Titolo, ha innescato un rialzo superiore al 3 per cento alla Borsa di Amsterdam, portando il valore dell’azione a 77,50 euro: un segnale che il mercato interpreta la riduzione del personale come un adeguamento necessario a preservare la redditività in uno scenario macroeconomico che vede i costi variabili per ettolitro aumentare in cifra singola bassa e i tassi di cambio pesare sui bilanci consolidati -2-8. Il dividendo proposto agli azionisti – 1,90 euro per azione, in crescita del 2,2 per cento – prosegue la sua corsa nonostante l’utile netto beia abbia registrato un lieve arretramento passando da 2,739 a 2,662 miliardi, mentre il piano di buyback da 1,5 miliardi procede con la seconda tranche da 750 milioni già programmata -3-9. I volumi consolidati hanno ceduto il 2,1 per cento fermandosi a 265,8 milioni di ettolitri, una contrazione compensata solo parzialmente dall’aumento del prezzo-mix del 3,8 per cento e dalla crescita nei mercati emergenti come Nigeria, Etiopia e Vietnam; è su questi ultimi che si concentreranno i nuovi investimenti, mentre i birrifici europei – quelli storicamente legati ai marchi locali come Birra Moretti, Ichnusa, Dreher e Messina – dovranno misurarsi con una capacità produttiva ridotta e un presidio commerciale sempre più assottigliato -2-3.

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