«Heineken, il taglio di 6.000 posti arriva in Regione: “Vogliamo sapere se e come i siti lombardi saranno coinvolti”»

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   La multinazionale olandese della birra, che ha chiuso il bilancio 2025 con ricavi in crescita attestatisi a 34,9 miliardi di euro – nonostante un lieve calo dei volumi di vendita determinato, stando alle ricostruzioni ufficiali, dall’aumento dei prezzi al consumo e da un approccio più misurato al consumo di alcol da parte della popolazione –, si prepara ora a ridurre la propria forza lavoro mondiale di una quota compresa tra le cinquemila e le seimila unità. A darne notizia era stato, già nelle settimane scorse, l’amministratore delegato uscente Dolf van den Brink, il quale, nel corso di una call con i giornalisti, aveva specificato come i licenziamenti, concentrati nei prossimi ventiquattro mesi, colpiranno perlopiù stabilimenti e sedi al di fuori dei confini nazionali olandesi. A questa comunicazione, filtrata inizialmente attraverso l’agenzia Bloomberg e successivamente dettagliata nei comunicati societari, ha fatto seguito una reazione immediata nell’arco istituzionale lombardo: Paola Pizzighini, consigliera regionale del Movimento Cinque Stelle, ha infatti depositato una richiesta formale di audizione dinanzi alla IV Commissione Attività Produttive di Regione Lombardia.

Il peso della presenza lombarda nel network produttivo

Non è stato ancora chiarito, né dalla capogruppo né dai portavoce aziendali interpellati nelle scorse ore, quanti e quali dei siti italiani – e, tra questi, nello specifico quelli lombardi – rientreranno nel piano di efficientamento e riduzione dei costi. Heineken, va ricordato, opera nella regione attraverso diverse realtà produttive: a Comun Nuovo, in provincia di Bergamo, sorge uno degli stabilimenti più rilevanti del gruppo nella penisola, mentre a Sesto San Giovanni, città da cui parte l’iniziativa politica, ha sede uno dei centri direzionali. L’interrogativo posto dall’esponente pentastellata verte sulla necessità di ottenere, attraverso un confronto diretto in commissione, un quadro dettagliato delle intenzioni del gruppo per quanto concerne le ricadute occupazionali sul territorio regionale. Nella sua dichiarazione, Pizzighini ha definito l’annuncio dei tagli come un campanello d’allarme cui le istituzioni non possono sottrarsi, benché non sia stata ancora formulata alcuna ipotesi concreta di mobilitazione né siano state attivate, almeno formalmente, le procedure di raffreddamento previste dalla legislazione in materia di licenziamenti collettivi.

Profitti e produttività: le contraddizioni di un bilancio positivo

Ciò che rende la vicenda meritevole di approfondimento, agli occhi degli osservatori e dei rappresentanti sindacali che hanno cominciato a monitorare la situazione, è la discrasia tra i risultati economico-finanziari comunicati agli azionisti e la decisione di procedere a una contrazione strutturale dell’organico. I conti del 2025, come accennato, evidenziano una sostanziale tenuta del fatturato, cresciuto nonostante le cosiddette condizioni di mercato sfidanti – locuzione contenuta nella nota ufficiale diffusa in occasione della presentazione dei dati – e un utile netto che ha consentito alla società di mantenere invariata la politica dei dividendi. La scelta di tagliare fino al 7% dei posti di lavoro globali è stata motivata, nella ricostruzione fornita dal management, dall’esigenza di accelerare la produttività in grande scala e conseguire risparmi significativi sui costi operativi. Non vi sono, al momento, indicazioni pubbliche circa la distribuzione geografica degli esuberi, né risultano attivi tavoli di confronto con le rappresentanze dei lavoratori a livello nazionale.

I riflessi di una transizione ai vertici e il quadro normativo

La tempistica del piano, che verrà implementato nell’arco di due anni, coincide con il passaggio di consegne al vertice dell’azienda: van den Brink, che ha guidato Heineken per un sessennio, lascerà la carica a maggio. Non è dato sapere, allo stato attuale, se la riorganizzazione del personale sia da ricondurre a una revisione strategica voluta dal nuovo corso oppure rappresenti la naturale evoluzione di un programma di razionalizzazione già impostato in precedenza. Quel che è certo è che l’iniziativa della Regione Lombardia costituisce, al momento, il primo atto formale di un ente territoriale italiano volto a ottenere delucidazioni sull’impatto occupazionale dell’operazione. La IV Commissione, presieduta nell’attuale legislatura da esponenti della maggioranza di centrodestra, dovrà ora calendarizzare l’audizione e stabilire le modalità di interlocuzione con la società. Resta, sullo sfondo, il quadro normativo nazionale in materia di crisi aziendali e gli strumenti – dai contratti di solidarietà agli ammortizzatori sociali – che potrebbero essere attivati qualora emergesse il coinvolgimento dei lavoratori lombardi.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.