L'Europa scommette 550 miliardi sull'alta velocità, ma il Sud Italia resta fuori dalla mappa
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Redazione Esteri
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Un investimento senza precedenti, da 550 miliardi di euro, destinato a trasformare radicalmente la mobilità continentale è stato presentato a Bruxelles dalla Commissione europea. L'obiettivo dichiarato, come ha annunciato il commissario Apostolos Tzitzikostas, è quello di triplicare l'attuale rete ferroviaria ad alta velocità entro il 2040, un'impresa titanica che promette di accorciare le distanze e unire le capitali con una frequenza e una rapidità finora impensabili. Si tratta di un progetto che, nelle intenzioni, mira a creare un'ossatura infrastrutturale solida per un'Europa più coesa e interconnessa, dove gli spostamenti diventeranno non solo più veloci ma anche più sostenibili, segnando una netta discontinuità con il passato.
I tempi di percorrenza che cambiano la geografia
Gli effetti pratici di questo piano, che si dipaneranno nell'arco dei prossimi due decenni, sono destinati a modificare la percezione stessa delle distanze. Entro il 2030, per esempio, il viaggio da Berlino a Copenaghen, che oggi richiede circa sette ore, sarà compresso in sole quattro, mentre la tratta da Sofia ad Atene, un percorso oggi lungo e articolato che impegna i viaggiatori per oltre tredici ore, verrà ridotta a sei entro il 2035. La nuova mappa dei collegamenti, che si estenderà come una ragnatela efficiente su gran parte del continente, includerà anche percorsi di lungo respiro come quello da Parigi a Lisbona, passando per Madrid, e rafforzerà in modo significativo i legami tra le capitali affacciate sul Mar Baltico, rendendo gli scambi economici e culturali molto più fluidi.
Le critiche dal Mezzogiorno: una ferita aperta
Se da un lato il piano è stato accolto come una ventata di progresso, dall'altro ha scatenato reazioni di profonda amarezza in alcune regioni d'Europa, e in particolare nel Sud Italia. La consigliera regionale calabrese Elisa Scutellà ha definito la proposta "una ferita aperta" per i diritti della Calabria e di tutto il Meridione, che si vedono ancora una volta esclusi da un progetto strategico di tale portata. La mappa pubblicata da Bruxelles, infatti, sembra ignorare completamente il collegamento del Mezzogiorno alla rete principale, un'omissione che, secondo la Scutellà, non rappresenta una semplice delusione ma la negazione del diritto di queste aree a essere considerate parte integrante dell'Italia e dell'Europa. Questa assenza, del resto, era stata già messa in luce dall'ex premier Enrico Letta, il quale, durante la preparazione del suo Rapporto sul Mercato unico, aveva sperimentato sulla propria pelle le lacune del sistema, dovendo spesso ricorrere all'aereo per raggiungere le capitali a causa della mancanza di un'adeguata rete ferroviaria che le collegasse.
Le lacune infrastrutturali come ostacolo all'integrazione
Proprio il rapporto di Letta aveva evidenziato con chiarezza come le carenze infrastrutturali costituiscano ancora un impedimento formidabile alla piena realizzazione di un Mercato unico veramente integrato. L'alta velocità, che in Italia ha efficacemente collegato diversi capoluoghi di regione, fatica a proiettarsi in una dimensione europea, lasciando scoperte proprio quelle connessioni transnazionali che sarebbero fondamentali per la libera circolazione delle persone e delle merci. Il nuovo piano comunitario, sebbene ambizioso, rischia pertanto di cristallizzare un divario esistente, creando un'Europa a due velocità anche nel campo dei trasporti, dove alcuni assi saranno potenziati e altri, come quelli che dovrebbero unire il Sud del continente, rimarranno ai margini dello sviluppo.




