Intesa Sanpaolo traccia la rotta: wealth management e tecnologia, ma niente banche in Europa

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Con gli utili record che hanno permesso di chiudere in largo anticipo il piano precedente, Intesa Sanpaolo si presenta ai mercati con una strategia chiara, che marca una decisa discontinuità con alcune logiche del passato. L'amministratore delegato Carlo Messina, nel delineare i contorni del nuovo triennio, ha posto paletti precisi riguardo alle operazioni di crescita esterna, escludendo categoricamente, per il mercato europeo, acquisizioni di istituti di credito. Una scelta, questa, che riflette non solo considerazioni di opportunità strategica, ma anche i vincoli antitrust che qualsiasi operazione di consolidamento incontrerebbe nel panorama bancario italiano, già fortemente concentrato.

Il focus su reti e competenze, non su sportelli

L'attenzione del gruppo, al di fuori dei confini nazionali, si sposta dunque verso modelli di espansione più selettivi. Messina ha indicato, come possibili obiettivi di valutazione, le reti di promotori finanziari o di agenti, puntando a interiorizzare know-how e portafogli clienti senza dover sostenere l'onere e la complessità di integrare interi istituti bancari. Questa direttrice si inserisce coerentemente nella priorità assegnata al wealth management, settore nel quale il lancio di Isywealth Europe rappresenta il primo, significativo tassello di un disegno internazionale che mira a fare della banca un player di riferimento per la clientela facoltosa del continente.

Asset management bancario sì, assicurativo no: una distinzione netta

Nel quadro di questa crescita, rimane fermo l'interesse per l'asset management, ma circoscritto a realtà di natura prettamente bancaria. Messina ha infatti tolto ogni dubbio su possibili avvicinamenti verso asset manager di matrice assicurativa, come quelli gestiti da Generali, dopo il naufragio del progetto di quest'ultima con Natixis. La differenza, ha spiegato l'a.d., è sostanziale: un asset manager assicurativo è finalizzato primariamente alla gestione delle riserve tecniche, con logiche di spread e rendimenti profondamente diverse da quelle che governano un gestore patrimoniale rivolto al mercato. "Se facciamo operazioni", ha sottolineato, "è per avere controllo pieno" su attività core e perfettamente allineate al modello di business del gruppo.

Il riconoscimento politico e lo sguardo al futuro

Le linee guida tracciate da Intesa hanno ricevuto un apprezzamento formale dall'ambiente politico, come dimostra una nota di esponenti di Fratelli d'Italia in cui si sottolinea come il raggiungimento degli obiettivi del piano porterebbe vantaggi alla stabilità e alla crescita del Paese. Mentre la banca consolida una solidità patrimoniale ormai proverbiale – con i crediti deteriorati ridotti a livelli marginali –, il percorso futuro sembra dunque volto a esportare il proprio modello di successo, basato su una solida base domestica, attraverso canali specialistici e investimenti in tecnologia, piuttosto che con mosse bancarie tradizionali. Una strategia che, seppur prudente negli strumenti, ambisce a essere espansiva nei risultati e nel posizionamento finale.

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