La federazione assolve Antonini, ma il basket si spacca nel caso dei crediti fantasma
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Redazione Sport
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Il tribunale federale, chiamato a pronunciarsi nell'ambito del procedimento disciplinare numero 86 dello scorso anno, non ha ritenuto di dover irrogare sanzioni a carico di Valerio Antonini, presidente della Trapani Shark. La decisione, che il club siciliano ha definito "primo passo verso la verità", arriva a seguito del deferimento per presunte violazioni del regolamento di giustizia, il tutto in relazione all'utilizzo di alcuni crediti d'imposta, dichiarati inesistenti dall'Agenzia delle Entrate, per estinguere obbligazioni tributarie e previdenziali. La posizione della società, la quale ha sempre sostenuto di aver acquistato quei titoli da una società di cartolarizzazione, il Gruppo Alfieri, trova dunque un primo, parziale, riscontro in sede giudiziaria sportiva.
La reazione a catena e il fronte compatto contro Trapani
Se la giustizia federale ha chiuso un capitolo, quello disciplinare personale di Antonini, la vicenda ha ormai travalicato i confini del singolo procedimento, innescando una reazione a catena che sta lacerando il panorama della pallacanestro di vertice. La decisione del tribunale, infatti, giunge dopo settimane di tensioni crescenti, culminate in un fatto senza precedenti: quindici società della Legabasket su sedici, infatti, hanno pubblicato un comunicato congiunto per prendere nettamente le distanze dalle posizioni espresse dalla Trapani Shark. Un atto di forza, quello del gruppo, finalizzato esplicitamente a "fare quadrato" attorno al presidente della lega, Maurizio Gherardini, più volte criticato pubblicamente dalla dirigenza trapanese nel corso della complessa disputa.
Il nodo della penalizzazione e lo scontro istituzionale
Il cuore dello scontro, che ha portato alla clamorosa presa di posizione delle altre squadre, non risiede tanto nell'esito del procedimento disciplinare personale, quanto nelle conseguenze sportive che hanno investito il club. Il Consiglio Federale, in una fase precedente, aveva infatti sanzionato la Trapani Shark con una penalizzazione di quattro punti in classifica, una misura che ha evidentemente pesato sull’andamento della squadra e che rappresenta il vero pomo della discordia. Le altre società, nel loro documento unitario, hanno voluto esprimere "assoluto rispetto ed equidistanza delle parti" nell'operato di Gherardini, implicitamente respingendo le critiche mosse dalla dirigenza siciliana sulla gestione dell'intera faccenda, che affonda le radici in presunti crediti fiscali mai esistiti.
Un caso che divide il movimento
La situazione descrive un movimento spaccato in due, dove da un lato si erge una compatta maggioranza di club e dall'altro una società che, pur avendo ottenuto un'assoluzione per il suo presidente, continua a navigare in acque turbolente. La vicenda giudiziaria, che pure prosegue il suo iter negli ambiti competenti, ha ormai assunto i contorni di uno scontro istituzionale sulla governance e sulle relazioni interne alla lega. Gli sviluppi futuri, inevitabilmente, dipenderanno non solo dagli eventuali passaggi giurisdizionali residui, ma anche dalla capacità, o meno, di ricucire un dialogo che al momento appare interrotto, con una società isolata e un sistema che si è schierato compatto a difesa dei suoi organi dirigenti.




