Prigioniero liberato in Siria non ricorda il proprio nome
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Redazione Esteri
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Un giovane uomo, arrestato a soli 13 anni e rinchiuso nella famigerata prigione siriana di Sednaya, è stato recentemente liberato, ma non ricorda né il motivo del suo arresto né il proprio nome. La sua storia, emblematica degli orrori perpetrati dal regime di Bashar al-Assad, è venuta alla luce grazie a un reportage della CNN, girato a Damasco, in cui l'inviata Clarissa Ward ha documentato la liberazione del prigioniero.
L'uomo, che non si chiama Bashar Samir Yusef e non è originario di Idlib, è stato riconosciuto da una donna rifugiata in Turchia come suo figlio scomparso. La prigione di Sednaya, nota per le sue condizioni disumane, è stata teatro di torture e abusi che hanno portato il giovane a perdere la coscienza di sé e persino il proprio nome.
Durante il reportage, l'uomo è stato trovato sotto una coperta, in una cella buia, ignaro del fatto che il regime fosse caduto. Le sue prime parole, "Oh mio Dio, c'è luce!", hanno testimoniato il lungo periodo di isolamento e sofferenza. La madre del giovane, Huda, lo ha rivisto dopo nove anni, accarezzandogli la mano con delicatezza per non spostarlo, poiché la sua colonna vertebrale è fratturata.
Imad Aljammal, questo il nome del giovane, è ora ricoverato nell'ospedale al Nafis a nord di Damasco. La sua storia, come quella di molti altri sopravvissuti di Sednaya, rappresenta una testimonianza vivente delle atrocità commesse dal regime di Assad.




