Sottosuolo fragile, Bari quarta in Italia nella classifica Ispra: 255 punti su 500

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Napoli, Genova, Palermo e poi Bari. È il capoluogo pugliese la quarta città in Italia per criticità legate al territorio su cui sorge, secondo la classifica elaborata dall'Ispra nell'ambito del progetto Urban Geo-climate Footprint. Il capoluogo pugliese ha ottenuto 255 punti su una scala che arriva a 500, preceduto da Napoli che guida la graduatoria con 359 punti, Genova con 304 e Palermo con 265.

Il metodo messo a punto dall'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, in collaborazione con la rete europea dei servizi geologici EuroGeoSurveys, sintetizza le informazioni disponibili nelle banche dati pubbliche e attribuisce un punteggio compreso tra 0 e 500 per esprimere il potenziale impatto dei fenomeni geologici e climatici sull'area urbana. Più il contesto geologico e climatico condiziona lo sviluppo e il funzionamento della città, più alto è il punteggio.

Lo stesso metodo consente di realizzare una vera e propria Carta di identità geologica, il City Geo Factsheet, che raccoglie le informazioni essenziali che identificano il profilo geologico-climatico dell'area urbana: dal terreno su cui è costruita alle acque sotterranee, dalle pressioni climatiche e antropiche sul sottosuolo fino ai fenomeni di pericolosità geologica.

Le caratteristiche geologiche del territorio barese

Il sottosuolo di Bari presenta specificità che ne spiegano il posizionamento nella graduatoria. La litologia predominante nell'area è costituita da calcari stratificati, molto tenaci a livello di campione ma fratturati e carsificati nel contesto dell'ammasso roccioso, noti come Calcare di Bari, rinvenuti a una profondità di circa quattro o cinque metri dal piano campagna.

Un sondaggio geognostico rappresentativo ha rivelato una significativa presenza di terra rossa residuale tra gli strati calcarei, indicatore di carsismo e di possibili cavità sotterranee, con una cavità rinvenuta tra i nove e i dieci metri di profondità.

Sopra i calcari si trova una calcarenite spessa tre o quattro metri, con livelli variabili da molto cementati a poco cementati, contenente resti fossili. Una sottile copertura di terreno limoso-sabbioso di colore bruno, poco coesivo e non sempre presente, chiude il profilo stratigrafico. I terreni calcarenitici e calcarei sono permeabili a causa di fratturazione e porosità, circostanza che comporta la presenza di una falda principale a partire da circa otto metri di profondità. Data la vicinanza alla linea di costa, si tratta probabilmente di acqua salmastra.

La classificazione sismica e gli altri parametri

La classificazione sismica del territorio nazionale aggiornata al 31 marzo 2023 inserisce il Comune di Bari in Zona 3, dove i terremoti forti sono meno probabili rispetto alle zone 1 e 2, ma la probabilità che si verifichino non è nulla. Secondo il Modello di Pericolosità Sismica MPS04-S1 dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, il sito si colloca tra quattro nodi di pericolosità, con valori di accelerazione di picco su terreno rigido compresi tra 0,050g e 0,075g.

I valori medi indicano per il terremoto di riferimento una magnitudo momento di 6,29 a una distanza epicentrale di 77,5 chilometri.

Il territorio comunale di Bari, sia in corrispondenza del versante settentrionale che di quello meridionale, risulta interessato dalla presenza di un ragguardevole numero di lame, alcune delle quali caratterizzate da aste fluviali ben individuabili e con bacino imbrifero di significativa estensione.

Lo sviluppo urbano ha modificato l'assetto morfologico dell'area, obliterando buona parte dei percorsi di deflusso e determinando diversi eventi alluvionali che, all'inizio del secolo scorso, spinsero all'adozione di un sistema di regolazione idrologica costituito da una rete di canali scolmatori.

Il quadro nazionale della fragilità urbana

La classifica dell'Ispra fotografa un'Italia delle città profondamente disomogenea. All'estremo opposto rispetto a Napoli si colloca Trento, con 94 punti, il risultato migliore tra i capoluoghi esaminati. Seguono Bolzano con 144 punti, Milano con 155, Aosta con 160 e Trieste con 162. Tra i valori più elevati figurano anche Catanzaro con 250 punti.

Il quadro urbano si inserisce in un contesto nazionale di fragilità diffusa. Secondo il Rapporto Ispra sul dissesto idrogeologico, la superficie del territorio italiano classificata a pericolosità da frana è cresciuta del 15 per cento in soli tre anni, passando dai 55.400 chilometri quadrati del 2021 ai 69.500 chilometri quadrati del 2024, pari al 23 per cento dell'intero territorio nazionale. Nel 2024, il 94,5 per cento dei comuni italiani risulta esposto a rischio di frane, alluvioni, erosione costiera o valanghe.

I cambiamenti climatici stanno determinando un incremento della frequenza delle piogge intense e concentrate, con conseguente aumento delle frane superficiali, delle colate rapide di fango e detriti e delle alluvioni, incluse le piene rapide e improvvise, amplificando il rischio con impatti anche su territori storicamente meno esposti. Sono oltre 636.000 le frane censite sul territorio nazionale, con circa il 28 per cento di questi fenomeni caratterizzato da una dinamica estremamente rapida e da un elevato potenziale distruttivo.

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