Drone russo su Ispra: dubbi e indagini tra frequenze e polemiche
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Nessun oggetto volante è stato avvistato, ma le tracce elettroniche rilevate dal sistema di sicurezza del Centro di ricerca comune della Commissione europea a Ispra, in provincia di Varese, hanno acceso i riflettori su una vicenda che mescola tecnologia, geopolitica e diritto. Nei cinque giorni precedenti la segnalazione, avvenuta la scorsa settimana, il rilevatore di onde a bassa frequenza ha captato sei volte un segnale associato dal software a dispositivi di fabbricazione russa. Un’ipotesi – non una certezza – che ha spinto i carabinieri a informare la Procura di Milano, la quale ha aperto un fascicolo per spionaggio politico-militare, con l’aggravante del terrorismo, considerato il possibile intento di «arrecare grave danno a un’organizzazione internazionale».
La mancanza di prove visive, però, solleva interrogativi. «Come si può affermare con sicurezza l’origine russa di questo drone, se non è stato né visto né intercettato?», si chiede il generale Vincenzo Camporini, già capo di Stato maggiore dell’Aeronautica e della Difesa, in un’intervista a Policy Maker. La sua perplessità riguarda soprattutto il metodo: il software del rilevatore, che cataloga automaticamente le frequenze, potrebbe aver associato il segnale a un dispositivo russo senza che vi sia alcuna conferma diretta. Se anche fosse, resta da capire come un eventuale drone abbia potuto operare senza violare la no-fly zone, sulla quale Bruxelles ha precisato: «Non risultano violazioni».
Intanto, la politica reagisce con interrogazioni parlamentari. Enrico Borghi di Italia Viva e Benedetto Della Vedova di +Europa, insieme ad esponenti di Forza Italia, chiedono chiarimenti su quanto accaduto. Il Joint Research Centre di Ispra, specializzato in studi su energia, ambiente e sicurezza, rappresenta un obiettivo sensibile, e la possibilità che sia stato sorvolato da un drone-spia – ammesso che sia così – apre scenari inquietanti.




