Nessun drone russo su Ispra, le indagini chiudono con un'archiviazione

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Gli elementi, a un primo esame, parlavano un linguaggio di alta tensione, uno di quelli che alimenta i gialli internazionali: ventidue tracciati, registrati dal sistema di sicurezza del Joint Research Centre di Ispra durante la scorsa primavera, riconducibili a un velivolo Zala 421, un modello di fabbricazione russa. A questo quadro si aggiungeva la presenza, nei dintorni, di un uomo a bordo di un'auto scura, il cui telefono risultava in contatto con utenze riconducibili alla Federazione Russa. Lo scenario, di per sé sensibile, acquistava una risonanza particolare se considerata la geografia della zona, un quadrilatero strategico del varesotto dove, nel raggio di pochi chilometri, insistono non solo il centro di ricerca europeo, ma anche la divisione elicotteri di Leonardo a Vergiate, una base Nato e lo scalo internazionale di Malpensa. La procura di Milano, tuttavia, dopo un'indagine approfondita, ha chiesto l'archiviazione del fascicolo, smontando pezzo dopo pezzo le ipotesi iniziali.

La ricostruzione tecnica che ridisegna i fatti

Le inquietudini, che avevano portato all'apertura di un'inchiesta per ipotesi di spionaggio, si sono rivelate, stando alle conclusioni degli inquirenti, infondate. I presunti sorvoli del drone russo sopra la sede di Leonardo sono stati esclusi, così come è stato stabilito che i segnali captati dal sistema del JRC non erano riconducibili a velivoli. La procura, nella sua richiesta di archiviazione, ha parlato esplicitamente di "interferenze domestiche", attribuendo quelle rilevazioni a fonti di disturbo ben più prosaiche. La pista seguita dagli investigatori ha infatti condotto a un'antenna Gps illegale, installata in un'abitazione privata nelle vicinanze del centro di ricerca, la cui attività ha generato i fantasiosi tracciati scambiati per droni. Una vicenda, questa, che era stata anticipata da alcune pubblicazioni specializzate, le quali già in passato avevano messo in dubbio la versione del sorvolo clandestino.

Il contesto locale tra rifiuti e notizie di cronaca

Mentre l'inchiesta sui droni si chiudeva nel nulla, il territorio varesotto faceva parlare di sé per altre questioni. Il comune di Bodio Lomnago, ad esempio, ha respinto la proposta di insediare una comunità di recupero che sarebbe stata finanziata da Alberto Genovese, l'imprenditore noto per le vicende legate al locale Terrazza Sentimento e arrestato per accuse di violenza sessuale. Una decisione che ha interrotto sul nascere un progetto che aveva sollevato non poche perplessità. In un altro comune della provincia, Somma Lombardo, si è invece celebrato il matrimonio tra l'assessora Valenti e il sindaco di Briona, un evento di cronaca rosa che ha attirato l'attenzione locale, accanto alle storie di due centenari festeggiati nella stessa settimana.

La chiusura di un dossier e le sue implicazioni

La richiesta di archiviazione da parte della procura milanese segna dunque la fine giudiziaria di una storia che aveva catturato l'immaginario collettivo, trasformando un malfunzionamento tecnico o un apparecchio non autorizzato in una potenziale minaccia alla sicurezza nazionale. Il caso, nato dalle segnalazioni di un sofisticato sistema di protezione, si è risolto senza alcun rinvio a giudizio, restituendo alla normalità una zona che rimane, per sua natura, sotto stretta osservazione. Le indagini, che non hanno portato all'identificazione di responsabilità penali per i reati ipotizzati, confermano come le dinamiche della sicurezza, in un'epoca di grandi allarmismi, debbano sempre fare i conti con verifiche meticolose e spesso con spiegazioni meno spettacolari di quanto le prime apparenze possano suggerire.

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