Cinema, arriva il correttivo al tax credit e riparte il dialogo tra governo e settore

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Dopo settimane di tensioni, contestazioni e attacchi più o meno velati, il 6 giugno ha segnato una svolta per il cinema italiano. Con la pubblicazione sul sito del Ministero della Cultura (MiC) del decreto interministeriale che riforma il tax credit, si è aperta una fase di distensione tra il governo e il settore, che nelle scorse settimane aveva visto crescere malumori e polemiche.

La misura, che modifica le agevolazioni fiscali per il grande schermo, era stata al centro di aspre critiche da parte di attori e registi, alcuni dei quali – come Elio Germano – avevano usato toni durissimi, arrivando a paragonare le scelte del governo ai metodi "dei clan" nella distribuzione dei fondi. Ma l’incontro tra il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, e una delegazione del settore – guidata da Claudio Santamaria e Beppe Fiorello, senza la presenza delle storiche associazioni di categoria – sembra aver ricucito lo strappo.

Non tutti, però, hanno accolto con ottimismo la svolta. Stefania Sandrelli, in un’intervista a Il Messaggero, ha espresso un giudizio netto: "Oggi il cinema non esiste e credo che anche io non lo farò più. Un sacco di premi inutili, di tappeti rossi irrilevanti". Le sue parole, seppure drastiche, riflettono un malessere diffuso tra chi lavora nel settore, che da tempo denuncia un declino qualitativo e organizzativo.

La cosiddetta "pax cinematografica" arriva dopo giorni di frizioni, culminati con le dichiarazioni di Germano e le successive reazioni, tra cui quelle ironiche di Geppi Cucciari durante la presentazione dei David di Donatello al Quirinale. Giuli, da parte sua, aveva già mostrato apertura alla mediazione, accogliendo la proposta di Pierfrancesco Favino – protagonista dell’acclamato "Comandante" di Edoardo De Angelis – di "costruire ponti e non muri".

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