Virus sinciziale: trattamento riservato a pochi neonati

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Redazione Salute Redazione Salute   -   La recente nota dell'Istituto Superiore di Sanità (Iss), indirizzata al Ministero della Salute, ha sollevato un acceso dibattito riguardo alla somministrazione dell'anticorpo monoclonale Nirsevimab-Beyfortus contro le infezioni respiratorie da virus sinciziale (Vrs). Secondo l'Iss, la somministrazione a tutti i neonati potrebbe non essere opportuna e comportare potenziali rischi, limitandone quindi l'uso ai soli neonati che presentano condizioni di rischio o fragilità. Questa posizione ha suscitato reazioni contrastanti, in particolare da parte della Società Italiana di Pediatria (Sip) e della Società Italiana di Neonatologia (Sin), che sostengono la necessità di proteggere tutti i nuovi nati.

Il virus sinciziale, principale responsabile delle bronchioliti che portano in ospedale i bambini sotto l'anno di vita, rappresenta una minaccia significativa per la salute dei neonati. La protezione offerta dal Nirsevimab-Beyfortus, un anticorpo monoclonale da 50 e 100 mg, è considerata cruciale per prevenire le infezioni respiratorie acute causate dal Vrs. Tuttavia, la distribuzione del farmaco ha incontrato ostacoli, con ritardi nelle consegne che hanno generato preoccupazione tra i pediatri e le famiglie.

La nota dell'Iss, che non reputa opportuna la somministrazione "a tappeto" del farmaco, ha innescato una serie di appelli politici e sanitari. Le Regioni, in particolare quelle in deficit sanitario come la Calabria, hanno espresso preoccupazione per la possibilità che le cure preventive non siano alla portata di tutti i neonati. La Sip e la Sin, in una nota congiunta, hanno ribadito l'importanza di offrire la protezione dal virus a tutti i nuovi nati, sottolineando i rischi associati alla mancata immunizzazione.

Gli ospedali e i pediatri sono in allarme per l'aumento dei casi di infezioni respiratorie nei bambini, previsto per il mese di novembre. La situazione è resa ancora più critica dai ritardi nella consegna del Nirsevimab-Beyfortus, che rischiano di compromettere la capacità di risposta del sistema sanitario.

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