Fiat vende gli autocarri a Tata, il governo valuta l’intervento con golden power

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La cessione di Iveco, storico ramo degli autocarri del gruppo Fiat, alla multinazionale indiana Tata Motors segna un altro passaggio cruciale nell’evoluzione – o forse nel ridimensionamento – di un’eccellenza industriale italiana. L’operazione, annunciata ieri sera, rientra in una strategia che Exor, la holding degli Agnelli guidata da John Elkann, persegue da anni: liberarsi dei settori meno redditizi per concentrarsi su quelli con maggiori prospettive di crescita. Se da un lato è vero che un azionista nuovo e ambizioso, come Tata, potrebbe rilanciare gli investimenti in Europa, dall’altro non mancano le preoccupazioni sul futuro di un comparto che ha rappresentato per decenni un pilastro del made in Italy.

Il governo, che già in passato ha esercitato il golden power per bloccare acquisizioni ritenute sensibili, dovrà valutare se intromettersi. L’esecutivo, in un contesto globale dove la difesa e la sicurezza diventano priorità assolute, potrebbe essere tentato di opporsi, anche se solo con misure dilatorie. La Nato, del resto, ha appena fissato l’obiettivo di portare gli investimenti militari al 3,5% del Pil, con un ulteriore aumento al 5% nei prossimi anni. In questo scenario, la produzione di veicoli commerciali – alcuni dei quali utilizzabili per scopi logistico-militari – assume un valore strategico che va oltre il semplice calcolo economico.

L’accordo, curato dallo studio legale PedersoliGattai per Exor e Iveco Group, prevede la creazione di una joint venture tra il colosso indiano e la divisione italiana. Tata Motors, che già controlla Jaguar Land Rover, punta a rafforzare la propria presenza in Europa, mentre per Elkann si tratta dell’ennesimo passo verso un ridisegno del gruppo, sempre più orientato verso il lusso (Ferrari) e l’innovazione tecnologica (Stellantis).

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