Rapina al Vomero, i sospetti dell’inchiesta e le analogie con il colpo fallito a Roma

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Dopo il clamoroso blitz della scorsa settimana ai danni della filiale Credit Agricole di piazza Medaglie d’Oro, a Napoli, gli inquirenti stanno scandagliando ogni dettaglio del tunnel realizzato dalla cosiddetta “banda del buco”. Le indagini, coordinate dalla procura partenopea, si concentrano ora su un intrigante elemento investigativo: le impressionanti similitudini con un’operazione criminale tentata, senza successo, a Roma nell’agosto del 2022. In quella circostanza, il crollo improvviso di un passaggio sotterraneo stava per costare la vita a uno dei malviventi, bloccandone la fuga e costringendo i vigili del fuoco a un intervento di salvataggio durato otto ore.

Il precedente nella Capitale e le assoluzioni

L’analisi delle carte giudiziarie rivela che, in quell’occasione, i carabinieri avevano eseguito cinque arresti. Tra questi, due soggetti di origine napoletana furono portati in aula e, al termine di un iter processuale, completamente scagionati: a fine febbraio 2023 il tribunale li ha assolti con la formula “il fatto non sussiste”. Questo retroscena giudiziario, sebbene relativo a vicende diverse, rappresenta ora un precedente prezioso per gli investigatori della procura (dove figurano i pm Federica D’Amodio e l’aggiunto Pierpaolo Filippelli) che stanno tentando di ricostruire il modus operandi della banda napoletana.

Le impronte nel sottosuolo e la pista del basista

A coadiuvare le forze dell’ordine, in questa complessa mappatura dei cunicoli, è stato chiamato il geologo Gianluca Minin. Questi, in qualità di ausiliario di polizia giudiziaria, ha letteralmente setacciato i percorsi di fuga per raccogliere campioni e tracce utili. Parallelamente, gli inquirenti stanno valutando l’ipotesi – sempre più concreta – di un basista che avrebbe fornito dettagli logistici alla banda; una circostanza, quest’ultima, suggerita anche da un particolare emerso dalle registrazioni video. In quelle immagini, uno dei malviventi blocca la porta d’ingresso della banca con un bastone che, a quanto pare, era già lì ad attenderlo, come se qualcuno glielo avesse preventivamente posizionato.

La preparazione meticolosa e il bottino ingente

Al momento, non è stato ancora possibile quantificare il valore esatto del patrimonio sottratto all’interno delle cassette di sicurezza. Tuttavia, considerato il numero di contenitori violati e la complessità dell’infrastruttura realizzata per raggiungere il caveau, si ipotizza che i professionisti del colpo abbiano lavorato per settimane nel buio delle fogne, sfruttando anche l’ausilio di un gruppo elettrogeno trovato abbandonato nel sottosuolo. Le forze dell’ordine continuano a vagliare i fotogrammi delle telecamere pubbliche e private della zona del Vomero, cercando di dare un volto e un nome ai componenti di questa organizzazione.

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