Italia, provincia del mondo: il caso Haaland-Pio Esposito

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Si è chiusa martedì sera l’ennesima finestra internazionale FIFA che, come un rito ormai consolidato, consegna al calcio italiano la scomoda sensazione di una periferia del mondo, costretta a guardare i grandi eventi da una posizione defilata. Quella appena trascorsa è la terza volta consecutiva, in un arco di otto anni, in cui la Nazionale azzurra viene condannata al calvario dei playoff per accedere a un Mondiale, un percorso accidentato che ha già segnato fallimenti epocali con Gian Piero Ventura prima e, con il paradosso ancor più amaro della corona europea ancora fresca sulla fronte, con Roberto Mancini poi, eliminato dalla Macedonia del Nord. Adesso, sotto la guida di Gennaro Gattuso, il cui esordio sulla panchina era parso promettente, il destino italiano si giocherà sul tavolo dei sorteggi di Zurigo, da cui usciranno gli incroci per le ultime otto partecipanti al torneo del 2026.

L'Italia e il mal di gol

Era sembrata un'oasi felice, la Nazionale di Gattuso, non solo per le cinque vittorie iniziali che ne avevano marchiato l'esordio ma, soprattutto, per la valanga di reti – ben 18 – realizzate grazie a una formula tattica azzeccata, quella del doppio centravanti, che sembrava aver risolto un male cronico. Un rendimento che strideva platealmente con quello offerto dal campionato di Serie A, il quale continua a riscrivere record negativi a colpi di partite sterili e bilanci offensivi segnati da un rosso profondo, dimostrando una distanza abissale tra il club e la maglia della Nazionale.

Una statistica nella crisi

Non è però tutto da buttare in questo panorama desolante, poiché un dato particolare offre un barlume di speranza per la trafila dei playoff. Nonostante il secondo posto nel girone di qualificazione, chiuso alle spalle della Norvegia, la formazione di Gattuso è riuscita a primeggiare in una specifica statistica, un dettaglio che, se sfruttato con le giuste soluzioni tattiche – come quella del doppio attacco che aveva inizialmente funzionato – potrebbe rivelarsi una chiave decisiva per aprirsi le porte del Mondiale, aggirando le insidie di un percorso che rievoca fantasmi ingombranti.

Le critiche e il sistema

Accanto alle performance sul campo, si levano voci di fuori che puntano il dito contro il sistema nel suo complesso, come nel "Pizzino" di Gerardo Casucci il cui giudizio, "Vergognatevi!", risuona come un monito severo. La critica investe un aggregato di individui che, come si sostiene, si è arrogato il diritto di essere depositario della verità e del privilegio, un meccanismo che, secondo questa visione, produce il risultato finale di collezionare brutte figure sulla scena globale, in un'attesa – ritenuta vana – di un ricambio ai vertici delle principali istituzioni calcistiche e arbitrali del paese.

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