Il villaggio per i clochard in memoria di Giovanni Tamburi e il muro dei residenti: il Comune apre ad altre aree
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Redazione Interno
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L’ombra della strage di Crans-Montana, quella notte di Capodanno che portò via un ragazzo di 16 anni, si intreccia oggi con una vicenda urbana complessa e tutt’altro che lineare. Giuseppe Tamburi, imprenditore che nel ricordo del figlio Giovanni ha deciso di finanziare un centro – o meglio, un villaggio – per persone senza dimora, si trova ora a fare i conti con la resistenza di una fetta di Bologna, quella del Lazzaretto, dove via Terracini diventa il simbolo di un conflitto latente tra solidarietà e percezione del disagio. I cittadini di quella zona, supportati da commercianti che parlano di un contesto già provato da “importanti disagi”, hanno raccolto centinaia di firme per opporsi all’ipotesi di realizzare il progetto proprio lì.
La raccolta firme e le ragioni del “no”
Il documento che circola tra i residenti non è un semplice sfogo: elenca carenze di servizi, infrastrutture inadeguate e la promessa, mai mantenuta secondo loro, di un’area residenziale tranquilla. Molti, si legge nelle segnalazioni, hanno acquistato case e negozi a prezzi elevati – una scelta dettata dalla fiducia in un decoro urbano che ora temono venga scalfito. Non c’è, nelle loro parole, un rifiuto a priori dell’accoglienza; piuttosto, la convinzione che un villaggio per clochard, per quanto nobile nell’intenzione, andrebbe a intensificare criticità già esistenti. Giuseppe Tamburi, venuto a conoscenza della mobilitazione, ha espresso tutto il suo “dispiacere”, senza però annunciare forzature: il suo lascito morale resta legato al nome del figlio, non a una battaglia di posizione.
La posizione dell’assessora Madrid: mediazione e alternative
Sull’altro versante si muove Matilde Madrid, assessora alla Sicurezza e al Welfare del Comune di Bologna, che ha scelto parole misurate ma non prive di spessore politico. «Il Comune – ha dichiarato – riceve spesso raccolte firme contro la presenza di persone senza dimora in strada, e poi anche contro i progetti di accoglienza dedicati a loro». Una frase che suona quasi come un fotogramma della contraddizione urbana: si vorrebbero meno senzatetto visibili, ma si ostacolano le strutture che li toglierebbero dai marciapiedi. Madrid ha rivendicato la responsabilità dell’amministrazione nel “dare risposta al bisogno di chi non ha casa”, ma ha aggiunto un elemento chiave: la necessità di coinvolgere i cittadini, condividendo “problematiche e punti di vista”. Un approccio che non cancella il conflitto, ma prova a incanalarlo.
Via Terracini non è l’unica opzione
Proprio per stemperare la tensione, l’assessora ha rivelato che la valutazione del Comune non si esaurisce in via Terracini. «Stiamo considerando una serie di aree – ha spiegato – e quella è tra le ipotesi, ma non l’unica». Una dichiarazione che, pur senza rinunciare al progetto in memoria di Giovanni Tamburi, apre concretamente a uno slittamento logistico. La partita, insomma, non è chiusa: il villaggio per clochard avrà una collocazione, ma non necessariamente quella che i residenti del Lazzaretto temono. Resta sullo sfondo, taciuto ma pesante, il ricordo del rogo di Crans-Montana – una tragedia che trasformò una notte di festa in una cronaca nera europea – e che ora, paradossalmente, alimenta un gesto di rinascita umanitaria. L’intreccio tra dolore privato e scelte pubbliche non trova facili sintesi, e forse è proprio questa assenza di conclusioni a rendere la vicenda autentica.




