Orsini: "Dazi e cambio dollaro-euro, tempesta perfetta per le imprese"

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Redazione Economia Redazione Economia   -   A margine dell’assemblea di Confindustria Sardegna Meridionale, tenutasi a Cagliari, il presidente di Confindustria Emanuele Orsini ha tracciato un quadro preoccupante per le imprese italiane, strette tra l’aumento dei dazi statunitensi e l’instabilità del cambio tra dollaro ed euro. «È ovvio che qualsiasi incremento di costo rappresenta un problema», ha dichiarato, sottolineando come il vero nodo non sia solo la possibile applicazione di tariffe doganali al 15%, ma anche la svalutazione della moneta europea. «Oggi il cambio è al 13,5%, con previsioni che indicano un 20% a marzo. Sommando i due fattori, si arriverebbe a un 35% di danno per le nostre aziende».

Le parole di Orsini riflettono l’allarme diffuso tra gli industriali, soprattutto in settori come l’arredamento, dove l’export verso gli Stati Uniti ha registrato un crollo del 6,6% a maggio, dopo mesi di alti e bassi. L’incertezza sulle trattative tra Unione Europea e amministrazione Trump – che potrebbe stabilire una tariffa definitiva proprio al 15% – ha paralizzato le decisioni delle imprese, costrette a navigare in acque sempre più agitate. «Se il dato fosse confermato, almeno avremmo un parametro certo su cui agire», ha commentato Claudio Feltrin, presidente di FederlegnoArredo, evidenziando come, in assenza di accordi chiari, sia impossibile pianificare strategie di contenimento.

Intanto, il comparto del mobile stima un rincaro del 6% per i consumatori finali, qualora i dazi dovessero essere applicati senza sconti. Un aumento che rischia di frenare ulteriormente le vendite, già compromesse dalla volatilità dei mercati. Se da un lato marzo aveva fatto ben sperare, con un +4,8% nelle esportazioni verso gli Usa rispetto allo stesso periodo del 2024, i mesi successivi hanno mostrato segnali opposti: aprile in leggera crescita (+1,4%), maggio in netto declino.

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