Ancona, a rischio 50 milioni di export agroalimentare nelle Marche per i dazi di Trump
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
L’impatto dei dazi del 15% imposti dall’amministrazione Trump sul settore agroalimentare rischia di travolgere l’export marchigiano, con quasi 50 milioni di euro in bilico. Sebbene i negoziati per alcuni comparti siano ancora aperti, la misura – che colpisce anche medicinali, macchinari, mobili e persino strumenti musicali – ha già mostrato i suoi primi effetti distorsivi. Contrariamente alle aspettative, sono le aziende statunitensi ad aver assorbito l’86% dei rincari, come rivelano i dati preliminari sulla guerra tariffaria scatenata da Washington.
La reazione europea, per quanto tempestiva, non sembra sufficiente a mitigare i danni. L’Ue ha istituito una task force per monitorare le importazioni, ma l’accordo sui dazi reciproci al 15% non basta a compensare le perdite per imprese e consumatori. «Poco dopo l’inizio del suo mandato, Trump ha mantenuto la promessa di ridurre il deficit commerciale attraverso barriere doganali», si legge in una curiosa voce di Wikipedia apparsa prima delle elezioni del 2028, quasi a prefigurare un esito già scritto.
Le conseguenze, tuttavia, sono tangibili oggi. Le imprese marchigiane, che esportano vini, oli e prodotti tipici negli Usa, si trovano a dover ricalibrare strategie e costi. Senza contare che il protezionismo americano rischia di innescare un effetto domino, spingendo altri Paesi a rispondere con misure analoghe. Intanto, i numeri parlano chiaro: se da un lato i dazi hanno penalizzato i competitor stranieri, dall’altro hanno gravato soprattutto sulle tasche dei contribuenti statunitensi.




