Il risiko di Hormuz, Scornajenchi (Snam) rassicura: "Per marzo forniture salve, ma aprile è un'incognita"
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Redazione Interno
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La zavorra della geopolitica, si sa, finisce sempre per gravare sui bilanci energetici delle nazioni, e l'escalation militare in Medio Oriente – con gli attacchi congiunti di Israele e Stati Uniti ai danni dell'Iran – non fa eccezione, gettando un'ombra lunga sulle rotte del gas liquefatto. Eppure, per l'Italia, il bicchiere per il momento sembra mezzo pieno, o quanto meno non del tutto vuoto. Agostino Scornajenchi, amministratore delegato di Snam, ha infatti voluto fare il punto della situazione a margine della presentazione del nuovo piano industriale del gruppo, tenutasi a Milano, cercando di fugare i timori più immediati legati a un'eventuale chiusura dello Stretto di Hormuz, quel collo di bottiglia strategico attraverso cui transita una fetta consistente dell'oro blu mondiale. Il ragionamento del manager, che ha il pregio della chiarezza, poggia su un dato fattuale inoppugnabile: tutti i cargo di Gnl previsti per marzo e destinati ai nostri terminali di rigassificazione sono già partiti e, fatto ancor più rilevante, avevano già superato le acque calde del Golfo Persico prima dell'inizio delle ostilità. “Stiamo parlando di un ammontare limitato di volumi – ha tenuto a precisare Scornajenchi, citato dagli organi di stampa – circa 7 miliardi di metri cubi su un consumo nazionale annuo che si aggira intorno ai 62 miliardi: nel breve termine non vedo criticità”. Una boccata d'ossigeno, insomma, che però non deve indurre a facili entusiasmi, perché l'orizzonte temporale, si sa, è quello della provvisorietà. Se la fotografia di marzo restituisce un'immagine rassicurante, il film del mese successivo è ancora tutto da sceneggiare.
Scorte piene e strategie diversificate, la ricetta per tamponare l'emergenza prezzi
La tenuta del sistema, in realtà, non poggia esclusivamente sulla fortunata tempistica dei trasporti via mare. C'è un'impalcatura ben più solida, fatta di stoccaggi e di infrastrutture, che il Paese si è cucito addosso negli anni, anche sulla scorta delle traumatiche esperienze passate. Il numero uno di Snam, nel suo intervento, ha sottolineato come i livelli delle scorte si attestino attorno al 45%, una percentuale che ci colloca ben dieci punti sopra la media degli altri partner europei. Non abbiamo fretta, è il messaggio implicito, e possiamo permetterci il lusso di osservare l'evolversi della situazione senza scattare ai primi segnali di fumo. E questo perché, come spiegato dallo stesso Scornajenchi, “se ci saranno problemi, saranno prevalentemente di prezzo e non di forniture fisiche”. Ed è proprio sul fronte delle quotazioni, che già hanno subito una fiammata sui mercati, che si sta concentrando l'attenzione del governo, con il ministro dell'Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, che ha messo in guardia da possibili derive speculative. La partita, insomma, si gioca su un doppio binario: da un lato la quantità di gas effettivamente disponibile, dall'altro il costo che famiglie e imprese saranno chiamate a sopportare in bolletta. Una variabile, quest'ultima, che dipenderà in larga misura dalla durata del conflitto e dalla sua capacità di innescare comportamenti opportunistici sui mercati all'ingrosso.
L'integrazione energetica come bussola per il futuro, secondo Snam
Ma al di là dell'emergenza contingente, che impone di guardare al domani immediato con la lente della cautela, l'ad di Snam ha voluto allargare il raggio della sua analisi a questioni più strutturali, chiamando in causa la necessità di un cambio di paradigma nel modo stesso di concepire la sicurezza energetica. In un contesto globale frammentato e conflittuale, la parola d'ordine non può che essere “integrazione”. Un termine, questo, che per il gestore dei gasdotti significa superare la vecchia logica della contrapposizione tra fonti – il fossile contro le rinnovabili, il gas contro l'elettricità – per abbracciare una visione più olistica e flessibile. “Le esperienze di questi ultimi mesi – ha argomentato Scornajenchi – ci insegnano che le eccessive dipendenze e le polarizzazioni non pagano: non ha funzionato in Spagna con l'eccesso di solare, né in Germania con troppe rinnovabili in determinate ore, e nemmeno in Europa con il gas proveniente da un'unica fonte”. Da qui la necessità di investire, come peraltro prevede il piano da 14 miliardi di euro fino al 2030 appena svelato, su un sistema di dieci punti di ingresso per il gas – cinque via tubo e cinque via mare – che garantiscano quella diversificazione necessaria per assorbire gli shock esterni. Una rete, quella italiana, che si va facendo sempre più resiliente, capace di combinare le vecchie rotte con i nuovi vettori, dalla cattura della CO2 all'idrogeno, pur mantenendo il gas come cardine del sistema per gli anni a venire.
La cautela del governo tra speculazione di borsa e forniture qatarine
Se Snam traccia le coordinate tecniche dell'approvvigionamento, è a Palazzo Chigi e al Ministero dell'Ambiente che spetta il compito di governare le variabili politiche e commerciali della crisi. E qui, il tono è quello di una prudenza che a tratti sfiora la sospensione del giudizio. Pichetto Fratin, intervenuto a più riprese ai microfoni di Radio 24 e nel corso di eventi pubblici, ha ripetuto come ogni turbolenza di mercato porti con sé una componente speculativa, in parte fisiologica, in parte, forse, da monitorare con attenzione per scongiurare abusi. Il nodo cruciale, per l'esecutivo, è comprendere quanto dell'aumento dei prezzi sia imputabile a una reale contrazione dell'offerta – il Qatar, va ricordato, fornisce all'Italia circa 5-6 miliardi di metri cubi l'anno, una quota non maggioritaria ma comunque significativa – e quanto invece sia frutto di aspettative e timori. La partita, in questo senso, si gioca anche sulla capacità di comunicare la solidità del sistema senza alimentare allarmismi, ma senza nemmeno indurre a facili ottimismi. La stessa sorte delle forniture per aprile resta, ad oggi, avvolta nell'incertezza, con il rischio che le navi ancora in attesa di caricare possano rimanere imbottigliate nel caos logistico e militare della regione. Ed è per questo che, mentre i tecnici di Snam ed Eni forniscono al governo la mappatura degli approvvigionamenti richiesta dalla presidente Meloni, la linea resta quella dell'osservazione attiva: si monitorano le rotte, si valutano i margini di stoccaggio, e si tiene d'occhio il TTF olandese, il vero termometro della febbre del gas in Europa.
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