Hormuz, petrolio sopra i 100 dollari e la partita a due stretti

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La crisi tra Washington e Teheran ha smesso da tempo di essere una sequenza di incidenti separati. Nelle ultime ore il quadro si è composto in un disegno preciso, fatto di attacchi coordinati, rappresaglie annunciate e due colli di bottiglia marittimi che valgono insieme una fetta decisiva del commercio energetico mondiale. Da un lato lo Stretto di Hormuz, dall'altro Bab el-Mandeb. In mezzo, un prezzo del petrolio che ha ripreso a correre.

Missili su due basi in Giordania

Nella notte tra martedì e mercoledì, l'Iran ha lanciato una salva di circa quaranta missili balistici verso il territorio giordano, prendendo di mira due installazioni che ospitano forze statunitensi: la base Muwaffaq al-Salti, nella zona di Al-Azraq, e la base Prince Hassan. La difesa aerea giordana è entrata in azione, rivendicando l'intercettazione di diciotto ordigni, mentre altri due sarebbero caduti in aree disabitate. Il governo di Amman ha fatto sapere che non si registrano vittime, anche se cinque punti d'impatto sono stati confermati sul terreno.

Le esplosioni sono state avvertite con chiarezza fino a Eilat, nel sud di Israele. Secondo fonti citate da Fox News, Teheran avrebbe impiegato anche munizioni a grappolo nel corso dell'attacco.

La flotta ombra e la risposta dei Pasdaran

Il raid giordano arriva come ritorsione diretta per una serie di operazioni statunitensi contro il naviglio iraniano. Il Comando centrale americano ha reso noto di aver colpito cinque petroliere identificate come parte della cosiddetta flotta ombra, il sistema di navi utilizzato per aggirare le sanzioni e finanziare i Guardiani della Rivoluzione e i loro alleati regionali. Le unità colpite sono state rese inutilizzabili dopo che gli equipaggi erano stati invitati ad abbandonare le imbarcazioni. Altre tre petroliere erano state bersagliate nei giorni precedenti.

La risposta iraniana non si è limitata alla Giordania: le Guardie rivoluzionarie hanno rivendicato attacchi contro due navi da guerra americane e diverse imbarcazioni nel Golfo. Il Centcom ha classificato quegli attacchi navali come falliti, precisando che nessun ferito è stato registrato a bordo dei propri mezzi.

La nuova zona di restrizione annunciata da Teheran

Sul piano strategico, la mossa più pesante è l'estensione della zona soggetta a restrizioni attorno allo Stretto di Hormuz. Il portavoce dei Pasdaran, Hossein Mohebi, ha spiegato che la nuova area partirà da Chabahar e comprenderà porzioni del Mare di Oman e del Mar Arabico, oltre alle rotte che conducono al passaggio strategico. Lo Stretto resta il riferimento per l'ingaggio militare, ma la giurisdizione dichiarata da Teheran si allarga.

Da Washington, il segretario di Stato Marco Rubio ha replicato con una formula secca: ogni volta che l'Iran prenderà di mira unità della Marina statunitense, perderà petroliere. I Pasdaran hanno invece indicato le condizioni per la fine delle ostilità: cessazione di ogni attacco e minaccia americana, ritiro delle forze israeliane dal Libano, fine dell'assedio allo Yemen, sblocco dei ventiquattro miliardi di dollari di beni iraniani congelati e stop alle interferenze sui programmi nucleare e missilistico della Repubblica islamica.

Gli Houthi avanzano verso Bab el-Mandeb

Mentre Hormuz resta sotto pressione, l'attenzione si sposta sul secondo stretto. Le forze Houthi hanno raggiunto il porto di Mocha, sulla costa occidentale dello Yemen, dopo aver preso il controllo dei distretti di Hays e Al-Khawkhah nella provincia meridionale di Al-Hudaydah. Mocha si trova a ridosso di Bab el-Mandeb, il passaggio che collega il Mar Rosso al Golfo di Aden e da cui transita il traffico navale diretto al Canale di Suez.

Secondo un corrispondente dell'agenzia Anadolu, qualora la presa sui due distretti fosse confermata, il movimento sciita stabilirebbe il controllo completo sulla provincia di Al-Hudaydah. Fonti di intelligence citate da Cnn Arabic descrivono l'avanzata come parte di un piano più ampio dei Pasdaran, articolato in quattro fasi e corredato di mappe militari, per prendere gradualmente il controllo dello Stretto di Bab el-Mandeb.

Il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, secondo quanto riportato da Axios e citato da fonti americane, avrebbe telefonato due volte a Donald Trump per sollecitare attacchi diretti contro gli Houthi nelle stesse ore in cui Mocha cadeva. La richiesta sarebbe stata respinta, ma l'amministrazione americana avrebbe assicurato a Riad la condivisione di informazioni di intelligence e dati per l'individuazione degli obiettivi.

Il Brent e i prezzi al dettaglio

Sui mercati energetici l'effetto è stato immediato. Il Brent ha superato la soglia dei cento dollari al barile per la prima volta da luglio, con le quotazioni che nelle contrattazioni successive si sono attestate poco sopra i centodue dollari. Il West Texas Intermediate ha seguito la stessa traiettoria, avvicinandosi ai novantotto dollari.

Non si tratta di un movimento isolato: la benzina al dettaglio negli Stati Uniti ha toccato il livello più alto in oltre quattro anni, in occasione del Labor Day, e il prezzo del gasolio ha superato i sei dollari al gallone, un massimo storico. Il segretario all'Energia Chris Wright, intervistato da Bloomberg, ha ricordato che poco meno di undici milioni di barili al giorno di greggio e prodotti raffinati transitano attraverso Hormuz, offrendo però una previsione più ottimistica di quella presidenziale sul calo dei prezzi nelle prossime settimane.

Il dossier nucleare e il deferimento all'Onu

Sullo sfondo resta il dossier che sta all'origine della crisi. Il Consiglio dei governatori dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica ha votato per deferire l'Iran al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, contestando il mancato rispetto degli obblighi nucleari. Alla decisione si sono opposti Russia, Cina e Niger. Mosca e Pechino, entrambi membri permanenti con diritto di veto, hanno denunciato pressioni di Stati Uniti, Regno Unito, Francia e Germania sull'organo di controllo.

Un'analisi satellitare del Center for Strategic and International Studies ha nel frattempo rilevato un'intensa attività di costruzione nel sito di Natanz, che resta tra gli obiettivi sensibili indicati da Washington.

Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha chiesto il pieno ripristino della libertà di navigazione nella regione, mentre l'Agenzia internazionale dell'energia ha segnalato che le interruzioni nelle spedizioni di gas naturale liquefatto attraverso Hormuz hanno contribuito a un aumento dei prezzi del gas e, indirettamente, della domanda mondiale di carbone.

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