Gas ai massimi da oltre due anni, Italia in vantaggio sulle scorte ma la Germania arranca
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Redazione Economia
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Il prezzo del gas sul Ttf di Amsterdam continua a salire, toccando quota 63,6 euro al Megawattora e raggiungendo così i livelli più alti dall'agosto del 2022, cioè da quando lo scoppio della guerra in Ucraina aveva fatto impennare i costi energetici in tutta Europa. Un incremento superiore al 55% nell'arco di un solo mese, che arriva a complicare ulteriormente il quadro economico di un Vecchio Continente già messo a dura prova dalla crisi inflazionistica e dalle ricadute dei conflitti in corso.
Il balzo dei prezzi, pur non essendo ancora paragonabile ai picchi drammatici di due anni e mezzo fa, si ripercuote immediatamente sulle bollette di famiglie e imprese, alimentando nuove preoccupazioni per la tenuta della ripresa e per la competitività del sistema produttivo europeo.
Le riserve strategiche e il divario tra i Paesi
Nel frattempo, il livello delle scorte di gas nei depositi sotterranei dell'Unione Europea si attesta al 54,8% della capacità complessiva, una percentuale che, seppur in linea con le medie stagionali degli ultimi anni, nasconde disparità piuttosto significative tra i vari Stati membri. L'Italia, in particolare, si trova in una posizione decisamente più solida rispetto alla media continentale, con i propri stoccaggi che viaggiano attorno al 73,3%, un dato che offre un certo margine di tranquillità in vista dei mesi più freddi.
La Germania, invece, risulta indietro rispetto ai partner europei e si trova a dover fronteggiare una situazione di relativa fragilità, con le proprie riserve che procedono a rilento e che potrebbero esporre il paese a maggiori tensioni sul mercato nel caso di un inverno particolarmente rigido.
Il nodo del Mar Rosso e le rotte commerciali
Tra i fattori che stanno spingendo verso l'alto le quotazioni del gas, pesano in modo determinante le tensioni in corso nell'area del Mar Rosso, dove gli attacchi dei miliziani Houthi contro le navi mercantili hanno costretto molte compagnie di navigazione a deviare le proprie rotte verso il Capo di Buona Speranza, allungando i tempi di percorrenza e facendo schizzare alle stelle i costi dei trasporti.
Il blocco di fatto del canale di Suez, o quanto meno la sua pericolosità, sta mettendo in crisi le catene di approvvigionamento del gas naturale liquefatto proveniente dal Medio Oriente e dall'Asia, proprio nel momento in cui l'Europa cerca di diversificare le proprie fonti di importazione per ridurre la dipendenza dal gas russo. Lo scenario, come è facile immaginare, resta estremamente fluido e gli operatori dei mercati energetici monitorano con ansia ogni minimo sviluppo militare o diplomatico nella regione.
Il petrolio e la strategia americana nello Stretto di Hormuz
Il rialzo del gas si inserisce in un contesto più ampio di rincaro delle materie prime energetiche, con il petrolio Brent che ha messo a segno un rally del 37% su base mensile e il WTI che ha guadagnato il 28%, alimentando tensioni anche sui mercati azionari e sulle criptovalute.
Sul fronte geopolitico, la posizione degli Stati Uniti è stata chiarita in termini piuttosto netti dal presidente Trump, il quale ha recentemente dichiarato che l'intervento americano nel Golfo Persico non è finalizzato a garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, bensì a impedire che l'Iran possa dotarsi dell'arma nucleare.
Questa presa di posizione, che rivendica apertamente la gerarchia delle priorità di Washington, rischia di lasciare l'Europa in una posizione di sostanziale impotenza, dal momento che la sicurezza delle rotte commerciali mondiali, da cui dipende in larga misura il rifornimento energetico del Vecchio Continente, viene così considerata secondaria rispetto agli interessi strategici americani.
Il quadro, già complesso di per sé, si arricchisce ulteriormente con l'arrivo della prossima settimana, che porterà sui mercati la pubblicazione delle trimestrali delle grandi aziende tecnologiche e la riunione della Federal Reserve, due appuntamenti che potrebbero influenzare in modo significativo le aspettative degli investitori e l'andamento dei prezzi dell'energia.
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