Bologna, dopo lo sfratto in via Michelino occupato lo stabile di via Don Minzoni
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Redazione Interno
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La tensione sul fronte abitativo a Bologna, che ieri aveva toccato un picco con le immagini dello sfratto in via Michelino, dove una porta era stata sfondata e un muro abbattuto a colpi di mazza, ha conosciuto oggi un nuovo capitolo. Il collettivo Plat, infatti, ha occupato uno stabile di proprietà di Asp in via Don Minzoni, noto in città come “palazzo dell’Aiuto materno”, un edificio che fino a non molto tempo fa ospitava l’Ufficio elettorale e che, secondo annunci risalenti a un anno fa, è destinato a diventare uno studentato. Dall’interno del palazzo, gli attivisti hanno fatto sapere di essere in centoquarantadue, un numero che include anche le famiglie, con i loro bambini e una persona disabile, sfrattate con la forza il giorno precedente; tutti, si sottolinea, sono lavoratori. Da una finestra è stato calato uno striscione, una dichiarazione di intenti che riassume la battaglia in corso: "Mai più senza casa".
Le reazioni politiche e il sostegno dell'eurodeputata
L’azione di protesta, che segue da vicino gli scontri in zona Fiera, ha immediatamente raccolto sostegno in ambito politico. L’eurodeputata Ilaria Salis, esprimendosi attraverso i social network, ha definito l’occupazione “una splendida notizia”, aggiungendo che le persone “fanno bene a organizzarsi”. La rappresentante di Alleanza Verdi Sinistra, nel suo messaggio sulla piattaforma X, ha voluto rimarcare come centoquarantadue individui, di cui settantadue minorenni, abbiano finalmente trovato un riparo dopo lo sgombero, da lei definito violento, avvenuto in via Michelino.
Le voci discordanti tra i proprietari immobiliari
Se da un lato l’occupazione viene celebrata come una risposta necessaria a un’emergenza abitativa sempre più pressante, dall’altro le associazioni che rappresentano i proprietari di case mostrano un fronte tutt’altro che compatto. Alberto Zanni, presidente nazionale di Confabitare, pur riconoscendo che “la liberazione degli immobili è un atto dovuto quando i proprietari devono rientrare in possesso dei propri beni”, ha espresso perplessità di fronte alle “scene eccessive” dello sfratto di ieri, definendolo “una pagina buia nella gestione dell’emergenza abitativa” e sottolineando la necessità che tutto avvenga “nel rispetto della dignità di chi li occupa”. Una posizione che si discosta nettamente dal tono usato da Ape-Confedilizia, la quale, con un’efficace metafora cinematografica, ha paragonato Bologna a “Gotham City”, dipingendo un’immagine di una città ormai in balia dell’illegalità.
Il palazzo e il suo futuro
Al centro della disputa si trova dunque l’ex “palazzo dell’Aiuto materno” in via Don Minzoni, un immobile di notevoli dimensioni che, dopo aver ospitato uffici pubblici, è rimasto in stato di abbandono in attesa della sua riconversione in alloggi per studenti. La sua occupazione, che arriva a poche ore di distanza da uno sgombero particolarmente conflittuale, sembra voler rilanciare con forza la questione della casa in una città dove la pressione speculativa e la carenza di alloggi a prezzi accessibili continuano a generare forti tensioni sociali, spingendo collettivi e famiglie in difficoltà verso gesti estremi.




