Bologna, il questore sullo sfratto: "Fa male il muro abbattuto, ma la forza a volte è necessaria"

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   Il muro di una casa abbattuto, un’immagine che, come ha ammesso il questore Antonio Sbordone, “fa male e può determinare un aumento della tensione sociale”. L’episodio, accaduto durante le operazioni per uno sfratto in via Michelino, ha riacceso il dibattito sulle procedure e sui metodi d’intervento, spingendo il primo rappresentante delle forze dell’ordine in città a un bilancio che non elude le criticità, pur difendendo la necessità dell’azione. “Forse era meglio evitare di abbattere il muro”, ha dichiarato Sbordone, aggiungendo però, con un tono che non ammette ambiguità, come in quell’immobile si dovesse comunque entrare, a qualsiasi costo, per far rispettare una disposizione dell’autorità giudiziaria.

La legittimità della forza e il nodo abitativo

Sbordone, il quale ha definito l’emergenza abitativa una questione sociale di primaria importanza, capace di generare conflitti con riflessi immediati sulla sicurezza collettiva, ha posto l’accento sulla complessità di simili operazioni. “Quando c'è un intervento delle forze di polizia”, ha spiegato, “si discute sempre sull'opportunità dell'uso della forza, ma talvolta esso è necessario, è dovuto ed è legittimo”. Una posizione netta, la sua, che traccia un confine preciso tra il rammarico per le conseguenze visive e potenzialmente traumatiche di certi atti e l’obbligo di garantire l’efficacia della legge, considerando che l’alternativa, ovvero il mancato esecutivo, minerebbe alla base il principio di legalità.

L’europarlamentare Salis e il caso di via Don Minzoni

Proprio mentre le dichiarazioni del questore alimentavano la discussione pubblica, un altro evento riportava l’attenzione sulle medesime tematiche. L’europarlamentare Ilaria Salis, ospitata in spazi universitari da collettivi e dal sindacato Plat – gli stessi che avevano ostacolato lo sfratto in via Michelino –, ha incontrato coloro che furono protagonisti dell’occupazione dello stabile Asp in via Don Minzoni. Un’azione, quest’ultima, risolta non con la forza bensì attraverso un negoziato in Prefettura che ha scongiurato un nuovo sgombero coatto, trovando una sistemazione per i nuclei familiari coinvolti e sbloccando, come ha sottolineato la stessa Salis, ingenti fondi governativi e regionali destinati alla crisi abitativa.

Un modello da replicare?

L’eurodeputata, esprimendo solidarietà alla lotta portata avanti a Bologna, non si è limitata a celebrare l’esito positivo della vicenda di via Don Minzoni, che ha evitato il ricorso alla forza pubblica. Ha infatti indicato quella esperienza come un potenziale “esempio”, un modello virtuoso da seguire, in cui la mobilitazione e la successiva trattativa hanno condotto a una soluzione concreta per le famiglie e, al contempo, hanno impresso una accelerazione allo stanziamento di risorse per il diritto all’abitare. Un approccio differente, che si contrappone, almeno nelle modalità, alla dinamica dell’intervento in via Michelino, sebbene entrambi i casi traggano origine dalla medesima, stringente, emergenza sociale.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.