Anarchici nel mirino, nuovi sabotaggi alle linee Av: l’Italia ferroviaria di nuovo nel caos
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Redazione Interno
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C’è chi parla di un disegno preciso, chi invece invita alla cautela aspettando che le indagini facciano il loro corso, ma intanto i fatti, nudi e crudi, sono quelli di un’Italia spezzata in due dai ritardi e dalla psicosi di un attentato. Per la seconda volta in sette giorni, e in concomitanza con lo svolgimento delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, la rete dell’Alta velocità ferroviaria è finita nel mirino di mani ignote che, con una strategia che appare sempre più studiata a tavolino, hanno preso di mira i nodi nevralgici della circolazione dei treni. Stavolta il cuore del problema batte a Roma, o meglio nelle sue propaggini tecniche e infrastrutturali, quei luoghi solitamente deserti e lontani dai riflettori dove viaggiatori e pendolari non arrivano mai. Poco prima dell’alba di sabato, qualcuno ha agito in due punti distinti della Capitale: nel centro manutenzione di Villa Spada, in zona Salaria, e in via di Salone, a Corcolle, sulla direttrice opposta. In entrambi i casi, come confermato da Ferrovie dello Stato, l’obiettivo erano i pozzetti tecnici che ospitano i cavi di segnalamento e controllo; li hanno aperti e hanno appiccato il fuoco, con un gesto che per gli investigatori non lascia spazio a dubbi sulla natura dolosa dell’accaduto -9. Le linee interessate sono quelle ad alta velocità che da Roma si diramano verso Napoli e verso Firenze, le arterie portanti del sistema, e l’effetto immediato è stato il caos: convogli cancellati, tempi di percorrenza allungati anche di 190 minuti, e migliaia di passeggeri nuovamente ostaggio di un’emergenza che sembra non voler trovare tregua.
Se sette giorni prima erano state le tratte intorno a Bologna e Pesaro a subire attacchi simili con l’uso di ordigni artigianali, questa volta la tecnica, pur nelle differenze, ha mostrato un fil rouge preoccupante: la conoscenza del sistema e la capacità di colpire dove la videosorveglianza, forse, arranca. I tecnici della Digos, che coordina le indagini insieme alla Polfer, hanno setacciato le aree per raccogliere ogni possibile traccia, concentrandosi in particolare sulla manomissione dei pozzetti e sul rogo dei cavi, un gesto che richiede un certo grado di preparazione e che provoca danni sproporzionati rispetto alla semplicità dell’esecuzione -3. Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, non ha usato giri di parole, parlando senza mezzi termini di “atti criminali” e assicurando che l’intensificazione dei controlli, già avviata dopo i primi episodi, è la risposta dello Stato a questi “delinquenti” che mettono a repentaglio l’incolumità pubblica e l’immagine del Paese proprio nel mezzo di un evento mediatico globale come i Giochi -9.
La macchina investigativa in moto tra Roma e Bologna
L’attività degli inquirenti, in queste ore, si muove su un doppio binario, passando al setaccio ogni minimo indizio che possa portare a una svolta. Mentre a Roma si lavora per capire se gli episodi di sabato siano da ricondurre agli stessi autori materiali degli attentati della settimana precedente, a Bologna la Procura prosegue le sue analisi su quanto rinvenuto nei pressi di Castel Maggiore. In quell’occasione, come si ricorderà, gli investigatori recuperarono un ordigno inesploso, un manufatto di fattura artigianale composto da una bottiglia di plastica con liquido infiammabile e polvere da sparo, una sorta di “diavolina”, collegata a un timer -1. La Scientifica sta ora setacciando quei reperti alla ricerca di impronte digitali o tracce biologiche, nella speranza di risalire a un profilo genetico o a un’impronta papillare che possa aprire una pista. L’ipotesi di reato, per la Procura felsinea, è di quelle pesanti: si indaga per attentato alla sicurezza dei trasporti con l’aggravante della finalità di terrorismo, e il fascicolo è stato assegnato al pool specializzato in materia, a testimonianza della serietà con cui si valuta la natura eversiva di questi gesti -1. Colpisce, nelle modalità, la scelta dei materiali e la sincronia degli interventi, elementi che fanno propendere per l’azione di un gruppo organizzato e non di un semplice lupo solitario.
L’ombra dell’insurrezionalismo anarchico e il precedente di Parigi
E mentre le Procure di Bologna e Roma lavorano in stretto contatto, l’ipotesi principale che guida le indagini, pur in assenza al momento di rivendicazioni certe per gli ultimi episodi, resta quella legata alla galassia anarchica insurrezionalista. Un timore, questo, che era già emerso con chiarezza dopo i primi sabotaggi, quando un blog vicino agli ambienti antagonisti aveva pubblicato un post dal Titolo inequivocabile, “Fuoco alle Olimpiadi”, rivendicando le azioni del 7 febbraio come un atto di protesta contro il governo e la repressione, e contro lo “spettacolo” dei Giochi invernali -6. La matrice, per gli esperti, è la stessa che ispirò i sabotaggi alle linee TGV in Francia durante le Olimpiadi di Parigi del 2024: un attacco simbolico a un’infrastruttura critica per colpire l’immagine del Paese ospitante e creare il massimo disagio possibile -7. La sensazione, tra gli investigatori, è che si possa essere di fronte a una strategia studiata per tenere alta la tensione per tutta la durata della manifestazione sportiva, sfruttando la copertura mediatica per amplificare l’eco delle proprie azioni. Il Viminale, dal canto suo, ha già disposto un innalzamento del livello di allerta, con pattugliamenti a tappeto e un monitoraggio costante di tutti gli snodi tecnici e le aree più isolate della rete ferroviaria.
Un bollettino di guerra che fa impennare i numeri
A dare la misura dell’escalation in atto sono i numeri, crudi e spietati, che emergono dai rapporti del ministero dell’Interno e che dipingono un quadro di forte recrudescenza del fenomeno. Per tutto il 2024, gli episodi di sabotaggio ai danni della rete ferroviaria italiana erano stati appena 9; nel 2025 il dato era salito a 49, un incremento significativo ma ancora lontano dall’allarme sociale. Ebbene, nei soli primi due mesi del 2026, il conteggio ha già superato i 50 episodi, con una concentrazione impressionante proprio in concomitanza con l’avvio delle Olimpiadi -9. Un’impennata che, unita alla pericolosità e alla sofisticatezza degli attacchi (dai cavi bruciati agli ordigni inesplosi), ha spinto le procure a ipotizzare reati che vanno ben oltre il semplice danneggiamento. A Lecco, per esempio, dopo il sabotaggio sulla linea che porta a Bormio e Livigno, si ipotizza il reato di attentato alla sicurezza dei trasporti, mentre la Procura di Milano ha aperto un fascicolo esplorativo per terrorismo -10. È un mosaico che si compone tassello dopo tassello, e in cui ogni nuovo attentato, come quelli di sabato a Roma, rischia di non essere un episodio a sé stante, ma un capitolo di una strategia più ampia e inquietante che le forze dell’ordine sono chiamate a contrastare con ogni mezzo.




