Milano, il "mago delle evasioni" Taulant Toma scappa dal carcere di Opera
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Redazione Interno
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Nuova, clamorosa fuga per Taulant Toma, il quarantunenne albanese che nella notte tra sabato e domenica ha lasciato il carcere di Opera, una struttura considerata di massima sicurezza. L'uomo, detenuto in attesa di scontare una condanna che si prolungherebbe fino al 2048 per reati connessi alla criminalità organizzata, ha architettato un piano la cui esecuzione ricorda una sceneggiatura cinematografica. Dopo aver segato con attrezzi non meglio precisati le robuste sbarre della sua cella, situata in un braccio di alta sorveglianza, si è calato per diversi metri utilizzando come corda delle lenzuola annodate tra loro, raggiungendo così un'area interna del penitenziario. La ricostruzione degli investigatori, che stanno esaminando ogni dettaglio per comprendere le dinamiche e le eventuali responsabilità interne, prosegue con l'immagine dell'evaso che affronta l'ultimo, formidabile ostacolo: il muro di cinta alto sei metri. Anche in questo caso, Toma ha dimostrato una fredda determinazione, scavalcandolo forse con l'ausilio di un rudimentale arnese, per poi dileguarsi nell'oscurità, mentre le forze dell'ordine lanciano una caccia all'uomo su scala nazionale.
Un metodo collaudato: la fuga gemella da Parma
Quella di Opera non è, per lui, una prima esperienza. Toma Taulant, che alcuni cronisti giudiziari non esitano a definire "mago delle evasioni", ha infatti replicato in maniera pressoché identica una fuga già compiuta con successo oltre tredici anni fa. Correva infatti il febbraio del 2013 quando, detenuto nel carcere di Parma, fu ripreso dalle telecamere di sorveglianza mentre, con una tecnica ingegnosa e spavalda, scalava un muro di otto metri servendosi di una pertica assemblata con manici di scopa e nastro adesivo. Un'immagine diventata emblematica della sua capacità di sfuggire al controllo, che ieri si è riproposta con inquietante similarità. Anche a Opera, ha tagliato le sbarre, si è calato con corde di fortuna e ha superato la recinzione, confermando una pericolosa familiarità con metodi che sfruttano, presumibilmente, varchi nel sistema di vigilanza o momenti di cambio turno del personale.
Il sorpasso nella classifica degli evasori seriali
Con questo ultimo episodio, Taulant Toma ha superato un primato che sembrava ormai storico nell'ambito delle fughe carcerarie italiane. Fino a ieri, il record di evasioni più plateali era attribuito a Felice Maniero, il boss della cosiddetta Mala del Brenta noto come "Faccia d'angelo", il quale negli anni Novanta riuscì a evadere per tre volte dal carcere, alimentando la propria leggenda criminale. L'albanese, con la sua quarta fuga accertata da un istituto di pena, ha quindi scavalcato quel precedente, issandosi in cima a una particolare e sinistra classifica. Un primato che non ha nulla di sportivo, ma che invece sottolinea la persistente minaccia rappresentata da soggetti legati a gang transnazionali, i quali mostrano una notevole abilità nell'eludere misure di sicurezza ritenute impenetrabili.
Le indagini e gli interrogativi aperti
Le indagini coordinate dalla magistratura si concentrano ora su più fronti, nel tentativo di ricostruire ogni passaggio della fuga e di individuare possibili complicità. Gli inquirenti non escludono, come riportano le prime indiscrezioni, che fuori dalle mura del carcere di Opera un complice abbia atteso Toma per agevolarne la fuga definitiva, fornendogli mezzi di trasporto o un rifugio immediato. L'ispezione della cella e del percorso compiuto dall'evaso offrirà elementi cruciali per capire con quali strumenti abbia tagliato le sbarre e come abbia potuto muoversi per un tratto non breve all'interno del penitenziario senza essere intercettato. Restano, in ogni caso, interrogativi pesanti sull'efficacia dei protocolli di sorveglianza in un istituto che dovrebbe rappresentare il massimo dell'impregnabilità, interrogativi ai quali dovrà seguire una risposta chiara da parte delle autorità competenti.




