Il piano arabo per Gaza: via Hamas e ruolo centrale all’Autorità Palestinese
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Redazione Esteri
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Mentre Israele torna a minacciare di interrompere l’erogazione di luce e acqua a Gaza, l’Egitto, guidato dal presidente Abdel Fattah al Sisi, ha assunto un ruolo di primo piano nel coordinare la risposta del mondo arabo alla controversa proposta di Donald Trump di trasformare la Striscia in una sorta di “riviera” di lusso, priva dei due milioni di palestinesi che la abitano. Al vertice straordinario della Lega araba tenutosi al Cairo, Al Sisi ha presentato un piano alternativo che, pur condividendo l’idea di sviluppo economico e infrastrutturale, prevede l’esclusione di Hamas dalle posizioni di comando, considerando il movimento islamista un’emanazione della Fratellanza musulmana, organizzazione bandita in Egitto.
Il progetto egiziano, illustrato in una brochure distribuita ai leader arabi, immagina una Gaza trasformata in una smart city ecologica, alimentata da energie rinnovabili, con aree residenziali ispirate a Dubai, parchi, un hub tecnologico, hotel sul mare e zone agricole. A Rafah è previsto un centro logistico, a Khan Younis un polo di ricerca scientifica, mentre Gaza City ospiterebbe la sede del governo. Il nord della Striscia diventerebbe un centro culturale, e lungo le spiagge sorgerebbero resort destinati al turismo locale. Un disegno ambizioso, che però si scontra con la complessa realtà politica del territorio.
I leader arabi, pur uniti nel respingere l’idea di una “pulizia etnica” implicita nella proposta di Trump, non hanno trovato un accordo unanime su chi dovrebbe guidare Gaza una volta conclusa l’offensiva israeliana. L’Autorità Palestinese, sostenuta da alcuni paesi, rappresenta per molti la soluzione più plausibile, ma la questione rimane controversa. I palestinesi, dal canto loro, ribadiscono la volontà di autogovernarsi, rifiutando qualsiasi presenza straniera, principio che però è stato marginalizzato durante il vertice.
Il piano egiziano, approvato in serata, include anche un fondo di 53 miliardi di dollari per la ricostruzione di Gaza, cifra che sottolinea l’impegno economico del mondo arabo. Tuttavia, rimangono aperte le questioni chiave: come garantire la stabilità politica nella Striscia e come conciliare gli interessi delle diverse fazioni palestinesi. La proposta di Al Sisi, pur rappresentando un passo avanti rispetto alla visione di Trump, non offre una soluzione definitiva al nodo politico, lasciando spazio a interrogativi che dovranno essere affrontati nei prossimi mesi.




