Sciopero generale, scontri a Roma e Torino: idranti e cariche
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Redazione Interno
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La giornata di sciopero generale contro il carovita e il riarmo si è conclusa con momenti di forte tensione a Roma e Torino, dove alcuni gruppi di manifestanti hanno affrontato le forze dell'ordine con lanci di bottiglie, petardi e altri oggetti. Nella Capitale la polizia ha utilizzato gli idranti per disperdere i partecipanti che cercavano di superare i cordoni di sicurezza, mentre nel capoluogo piemontese sono intervenuti i reparti antisommossa con cariche e lacrimogeni. Gli episodi si sono verificati dopo ore di manifestazioni che avevano coinvolto numerose città italiane, con una partecipazione particolarmente significativa di lavoratori, studenti e attivisti.
Roma, dal Colosseo a Testaccio: scontri e idranti
Nella Capitale le prime tensioni si sono verificate quando uno spezzone di circa 300 manifestanti si è separato dal corteo principale nei pressi del Colosseo. Il gruppo ha raggiunto via Claudia, dove sono stati lanciati oggetti contro gli agenti e alcuni cassonetti sono stati incendiati. Le forze dell'ordine hanno risposto con una carica di alleggerimento per impedire ai manifestanti di avanzare. La situazione è tornata a deteriorarsi nel pomeriggio, quando un gruppo consistente ha cercato di raggiungere il Parlamento passando da Ponte Sisto, a Trastevere. Il percorso è stato bloccato dalla polizia, schierata a protezione delle istituzioni.
La tensione si è successivamente spostata sul Lungotevere Testaccio, dove i manifestanti hanno nuovamente tentato di forzare il dispositivo di sicurezza. Sono stati lanciati bottiglie, petardi e altri oggetti contro gli agenti, che hanno fatto ricorso agli idranti per disperdere la folla. Le piazze di Montecitorio e Palazzo Chigi erano state chiuse e presidiate dalle forze dell'ordine in tenuta antisommossa. Già durante la preparazione della manifestazione, la Questura aveva predisposto un articolato piano di sicurezza, con particolare attenzione all'area archeologica del Colosseo, al Circo Massimo e alla stazione Termini. Il dispositivo comprendeva anche controlli aerei con elicotteri e droni.
Torino, bottiglie contro gli agenti e cariche in centro
Anche a Torino la protesta ha registrato momenti di scontro. Una parte dei partecipanti si è staccata dal corteo principale per proseguire autonomamente lungo via Cernaia, coinvolgendo studenti dei collettivi universitari e delle scuole superiori insieme agli attivisti dei centri sociali. Nel corso della giornata, in piazza Castello, la polizia è intervenuta con alcune cariche e ha utilizzato un idrante per allontanare i manifestanti che si erano avvicinati al cordone di sicurezza predisposto davanti alla Prefettura. Gli episodi più gravi si sono verificati in serata, quando alcuni partecipanti, in parte con il volto coperto e con caschi, hanno lanciato bottiglie contro gli agenti.
Le forze dell'ordine hanno risposto con lacrimogeni e interventi dei reparti antisommossa, mentre i gruppi di manifestanti hanno raggiunto via Roma passando attraverso le strade laterali. Prima ancora della partenza del corteo, davanti al municipio erano stati rovesciati due bidoni di letame. La manifestazione torinese era partita con lo striscione dell'Usb dedicato alla lotta contro il carovita, la guerra e il riarmo. Secondo gli organizzatori, alla mobilitazione nel capoluogo piemontese avevano partecipato oltre 50mila persone.
Oltre 60 piazze mobilitate contro carovita e riarmo
La protesta nazionale, proclamata dall'Unione sindacale di base, ha interessato più di 60 piazze italiane. Il sindacato ha stimato una partecipazione complessiva superiore al milione di persone, mentre nelle diverse città sono scesi in strada lavoratori, studenti universitari e delle scuole superiori, agricoltori e camionisti. Tra le richieste avanzate figuravano la riduzione del prezzo dei carburanti, il contenimento dei costi dei beni di prima necessità e dell'energia e lo stop ai finanziamenti destinati all'industria bellica.
A Milano i cortei degli studenti e del sindacato si sono riuniti prima di raggiungere la Tangenziale Est, rimasta bloccata per circa un'ora e mezza, con una partecipazione stimata in circa 30mila persone. A Bologna la mobilitazione ha raggiunto la tangenziale e provocato anche la chiusura dell'autostrada adiacente in entrambe le direzioni. A Napoli migliaia di manifestanti si sono concentrati in piazza Mancini, mentre a Genova la protesta ha interessato il varco portuale Albertazzi, con il blocco dell'accesso attraverso pneumatici e fumogeni.
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