Torino, il primo maggio tra lacrimogeni e idranti: nuovi scontri davanti all’ex Askatasuna

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il primo maggio a Torino, giornata tradizionalmente dedicata alla rivendicazione dei diritti dei lavoratori, si è trasformato in un campo di battaglia urbano quando uno spezzone di autonomi, staccandosi dal corteo principale, ha tentato di forzare il cordone delle forze dell’ordine schierato davanti all’ex centro sociale Askatasuna, in corso Regina Margherita. L’azione, pianificata e violenta, ha visto i manifestanti spruzzare schiuma contro gli agenti – un gesto tanto simbolico quanto plateale – cui la polizia ha risposto dapprima con una carica e, successivamente, con l’utilizzo di un idrante, cercando di disperdere il gruppo senza però riuscire a contenere del tutto la tensione accumulata negli ultimi mesi.

Dopo un primo momento di scontro, quello che sembrava un allentamento della pressione si è rivelato solo una pausa: la situazione è rapidamente degenerata di nuovo, con i più agguerriti tra gli antagonisti che hanno cominciato a lanciare bottiglie di vetro contro le divise. Dalle file dei reparti mobili è arrivata allora la risposta più dura, con cariche ripetute e l’impiego di lacrimogeni, mentre un gruppo di contestatori bloccava alcune vie limitrofe tentando di aggirare lo schieramento delle forze dell’ordine. L’ex centro sociale Askatasuna, già oggetto di un recente sgombero che aveva riacceso le tensioni politiche nel capoluogo piemontese, è tornato così al centro di una spirale di violenza che sembra non trovare una tregua.

L’intervento della politica e la posizione di Fratelli d’Italia

L’eco degli scontri ha raggiunto immediatamente le stanze del Parlamento, dove si discuteva, quasi in contemporanea, del voto finale sul decreto sicurezza. A prendere la parola è stata Augusta Montaruli, vicecapogruppo di Fratelli alla Camera, la quale ha chiesto che l’edificio già sgomberato venga messo “subito a bando”. Quella che a molti potrebbe sembrare una semplice procedura amministrativa, per la dirigente di FdI rappresenta l’unico strumento per scongiurare una nuova occupazione da parte dei gruppi legati ad Askatasuna. La sua richiesta, insomma, non lascia spazio a interpretazioni: nessuna trattativa, nessuna mediazione, ma una chiusura patrimoniale definitiva che impedisca agli antagonisti di riprendere possesso dello stabile.

La dinamica degli scontri e le reazioni delle forze dell’ordine

Nel frastuono di vetri rotti e fumogeni, la polizia ha dovuto gestire una situazione in continua evoluzione: dopo il primo assalto al cordone, gli autonomi si sono riorganizzati rapidamente, cercando varchi laterali tra le vie del quartiere. Gli agenti – che già dalle prime ore del mattino presidiavano l’area – hanno risposto con lacrimogeni e nuove cariche, senza però che nessuna delle due parti riuscisse a prevalere in modo netto. Alcuni manifestanti hanno tentato di erigere barriere improvvisate con cassonetti e transennas, mentre l’idrante, usato a più riprese, ha trasformato l’asfalto in un piccolo specchio d’acqua sporca, riflettendo il rosso delle bottiglie infrante.

Un clima già incandescente dopo lo sgombero

Non si trattava di un episodio isolato, va detto: nelle settimane precedenti, la vicenda dell’ex centro sociale aveva già alimentato accese polemiche, con presidi e contro-presidi che avevia esaurito la pazienza dei residenti. Lo sgombero dello stabile, voluto dalla prefettura e condotto con un dispositivo imponente, aveva lasciato un retrogusto amaro tra i collettivi di sinistra antagonista; molti di loro, quella del primo maggio, l’avevano interpretata non come una festa, ma come una giornata di resa dei conti. E così, mentre altrove in Italia si ascoltavano concerti e discorsi sindacali, Torino offriva l’immagine di una città divisa, con le strade trasformate in teatro di una guerra per procura tra law enforcement e movimenti che non riconoscono più le regole dello Stato.

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