Askatasuna, giorno di sgombero e scontri a Torino: idranti e cariche per fermare il corteo
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Redazione Interno
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Un’alba di blitz e una serata di guerriglia urbana hanno segnato, a Torino, la fine dell’occupazione del centro sociale Askatasuna in corso Regina Margherita. L’edificio, svuotato dalle forze dell’ordine nelle prime ore del 18 dicembre con un’operazione che non ha registrato particolari resistenze, è diventato il simbolo di una protesta che, nel giro di poche ore, si è trasformata in uno scontro frontale e violento. Il presidio pomeridiano, durante il quale diversi attivisti hanno preso la parola per denunciare quello che considerano un attacco agli spazi autogestiti, è stato infatti solo il preludio a un escalation di tensione, prevedibile ma nondimeno di notevole impatto, quando un corteo di circa un migliaio di persone ha tentato di riconquistare fisicamente lo stabile.
Il tentativo di rientro e la risposta delle forze dell'ordine
Il momento più critico si è consumato di fronte al civico 47, dove il cordone di polizia, schierato a protezione dell’immobile ormai sgomberato, è stato sottoposto a una pressione crescente. Alcuni dei manifestanti, determinati a varcare quella linea, hanno provato a forzare il dispositivo di sicurezza, scatenando la reazione degli agenti in assetto antisommossa. Questi, dopo aver messo in atto alcune manovre di alleggerimento della folla, hanno fatto ricorso agli idranti per disperdere l’assalto, un’azione che – se da un lato ha impedito l’irruzione – dall’altro ha inasprito gli animi e allargato il teatro degli scontri. La risposta di una parte dei dimostranti, che pure erano partiti in corteo verso il centro città, non si è fatta attendere: il quartiere di Vanchiglia, normalmente tranquillo, si è rapidamente trasformato in un campo di battaglia improvvisato, con lanci di pietre, bottiglie e bombe carta che hanno preso di mira le forze dell’ordine.
La guerriglia si sposta nel quartiere
La contesa, che ha visto il suo epicentro davanti al centro sociale, si è quindi riversata nelle strade adiacenti, in una sequenza di cariche e fughe che ha protratto la guerriglia urbana fino a tarda serata. Gli agenti, costretti a muoversi per bloccare i gruppi più agguerriti, hanno continuato a utilizzare gli idranti come principale strumento di dissuasione, cercando di frazionare il corteo e di impedire nuovi assembramenti. La dinamica, caotica e logorante, ha caratterizzato quelle che dovevano essere le ore precedenti la cena, mostrando una frattura profonda e una reciproca incapacità di dialogo: da una parte la ferma applicazione di un provvedimento di sgombero, dall’altra una radicale opposizione a quel medesimo atto, percepito come una dichiarazione di guerra.
Gli epiloghi presso il campus Einaudi
Non pago di aver tentato il rientro ad Askatasuna, un nutrito gruppo di attivisti si è successivamente mosso verso il vicino campus universitario Einaudi, dove la protesta ha assunto un ulteriore, sinistro connotato. Sui muri dell’ateneo sono comparse scritte violente, tra le quali spiccava la minacciosa frase “più sbirri morti”, un episodio che, al di là della condotta delle indagini che dovranno accertare responsabilità individuali, aggiunge un tassello inquietante alla già tesa giornata. Anche in questa occasione, le forze dell’ordine sono intervenute per disperdere i presenti, ricorrendo nuovamente agli idranti e ponendo fine, almeno temporaneamente, a una catena di eventi che ha lasciato la città sotto choc e che riporta alla memoria altri capitoli di cronaca nera, dove la conflittualità politica e sociale è sfociata in atti di inaudita violenza.




