Torino, presidio permanente a Vanchiglia dopo lo sgombero di Askatasuna

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   Le forze dell'ordine mantengono un presidio costante nel cuore di Vanchiglia, quartiere torinese dove, da giovedì scorso, il centro sociale Askatasuna – occupato da trent'anni – è stato sgomberato. L’operazione, che ha portato alla chiusura dello storico spazio autogestito, ha innescato una reazione a catena, culminata sabato in una manifestazione dal nome eloquente, “Aska non si chiude”, durante la quale si sono verificati incidenti. Alcuni partecipanti, soprattutto tra i più giovani, hanno tentato di forzare i blocchi di sicurezza per raggiungere l’edificio, innescando la risposta delle forze dell’ordine che hanno impiegato idranti e caricato i manifestanti. Negli scontri, undici agenti hanno riportato ferite, portando il bilancio complessivo delle giornate di tensione a sedici feriti. La scena, che ha visto momenti di forte contrapposizione, ha immediatamente polarizzato il dibattito pubblico, dividendo nettamente le posizioni.

Le reazioni politiche e il nodo della violenza

Clemente Mastella, sindaco di Benevento e leader di Noi con Centro, ha condannato senza mezzi termini quanto accaduto, definendo “vergognosa” quella che ha etichettato come una “guerriglia urbana”. Nel suo intervento, Mastella ha sottolineato come ogni causa, per quanto legittima, diventi “esecrabile” nel momento in cui viene “contaminata dalla violenza e dai danneggiamenti”. Il suo attacco si è esteso anche a una parte della sinistra, accusata di “indulgenza” quando non addirittura di “connivenza” con i metodi degli antagonisti, un atteggiamento che, a suo dire, la relegherebbe in una posizione minoritaria e la renderebbe “invisa” a quella parte di cittadinanza più matura che fonda i propri valori sull’“etica del sacrificio e della buona educazione”.

Il doppio volto di una lunga occupazione

La difesa del centro sociale, d’altro canto, si è articolata su più livelli, mobilitando una variegata galassia che spazia dai residenti del quartiere, con le loro famiglie e bambini, ai sindacati, fino ai partiti della sinistra istituzionale, tra cui anche Alleanza Verdi e Sinistra che sostiene l’amministrazione comunale. I sostenitori di Askatasuna hanno sempre posto l’accento sulle numerose attività sociali e culturali promesse in tre decenni, proposte presentate come un servizio vitale per Vanchiglia. Tuttavia, come evidenziato da alcuni osservatori, accanto a questo aspetto più legato alla quotidianità del quartiere, esiste un altro volto, quello delle contestazioni e degli scontri di piazza, emerso con regolarità in numerose occasioni nel corso degli anni e ripropostosi con forza in queste ultime ore, il quale solleva interrogativi sulla compatibilità dei due aspetti.

Una frattura che supera i confini cittadini

La frattura generata dalla vicenda travalica ampiamente i confini di Torino, diventando un caso nazionale che chiama in causa intellettuali e figure pubbliche. Alcuni di essi, noti per le loro posizioni vicine alle istanze della sinistra antagonista, sono intervenuti per difendere, se non l’uso della violenza, almeno la legittimità della battaglia per la riappropriazione degli spazi sociali. Le devastazioni avvenute in città, però, hanno riacceso la critica verso chi, secondo alcuni, tenderebbe a giustificare o a minimizzare gli episodi più gravi, mettendo in secondo piano le conseguenze concrete delle azioni, come il ferimento degli agenti, e concentrandosi esclusivamente sulla narrazione della repressione di un'esperienza di aggregazione.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.