Torino, idranti sul presidio dopo lo sgombero di Askatasuna

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La tensione, dopo le prime ore della mattina, è riesplosa nel tardo pomeriggio di mercoledì 18 dicembre a Torino, quando le forze dell’ordine hanno fatto ricorso agli idranti per disperdere i militanti che, di fronte al centro sociale Askatasuna in corso Regina Margherita, avevano allestito un presidio con tavoli e gazebo. Quel presidio, annunciato come permanente attraverso i canali social degli attivisti, era stato organizzato in reazione alle perquisizioni e allo sgombero disposti nelle prime ore dell’alba dalla Procura, un’operazione che ha portato anche all’applicazione dei sigilli sullo stabile. Alcuni manifestanti, nel tentativo di bloccare l’operato delle volanti ancora presenti nell’area, si erano seduti al centro della carreggiata, un gesto di protesta che ha preceduto l’intervento deciso della polizia.

L’operazione della Digos e gli episodi contestati

L’azione giudiziaria, coordinata dalla Questura di Torino su mandato della Procura, si è concretizzata in perquisizioni e sequestri nei confronti di otto attivisti, ed è il punto di arrivo di un’indagine della Digos avviata per fare luce su una serie di episodi violenti che hanno recentemente interessato la città. Le attività investigative, che si sono avvalse del supporto della Direzione centrale della Polizia di prevenzione, mirano ad accertare le responsabilità per una scia di azioni di contestazione avvenute nel recente passato. Tra queste, infatti, vengono annoverate le occupazioni temporanee dei binari ferroviari presso le stazioni di Porta Nuova e di Porta Susa, azioni che in più occasioni hanno interrotto la regolarità della circolazione.

Il contesto degli attacchi a simboli cittadini

Oltre alle iniziative di blocco della mobilità, l’inchiesta guarda con particolare attenzione ad altri eventi di grave perturbazione dell’ordine pubblico, tra i quali spicca l’assalto verificatosi alla sede della Leonardo SpA, colosso dell’aerospazio e della difesa. A questi fatti, peraltro, vanno aggiunte le intrusioni nel complesso delle Officine Grandi Riparazioni, spazio simbolo della rigenerazione urbana torinese, e un’analoga azione presso la sede del quotidiano La Stampa. L’operazione di questa mattina, che molti osservatori considerano una cesura dopo decenni di polemiche sulla gestione del centro sociale, è stata interpretata dai militanti coinvolti come una risposta del governo guidato da Giorgia Meloni finalizzata a “fermare e punire” le lotte di solidarietà per la Palestina, argomento spesso al centro dell’attività del centro.

La reazione e la manifestazione serale

Nonostante l’uso degli idranti abbia smantellato il presidio pomeridiano, la mobilitazione non si è esaurita. Gli attivisti, infatti, avevano già annunciato una manifestazione di solidarietà con partenza fissata per le ore 18 proprio davanti ad Askatasuna, una chiamata a raccolta che ha trovato seguito nonostante le circostanze. L’evento odierno, del resto, ha suscitato un certo stupore in una parte della cittadinanza, come riportano alcune testimonianze, soprattutto per la sua tempistica e per la decisione di procedere con i sigilli. La vicenda giudiziaria, ora, segue il suo corso, mentre la piazza torna a esprimere il proprio dissenso, segnando una nuova pagina di confronto nella città.

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