Torino, scontri al corteo per Askatasuna: undici agenti feriti e una città blindata

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un corteo che nasce per protestare contro uno sgombero si trasforma, in poche ore, in una serrata battaglia urbana, lasciando sul terreno undici agenti feriti e un centro città paralizzato. È l’esito della manifestazione indetta sabato a Torino dagli attivisti del centro sociale Askatasuna, sgomberato con la forza due giorni prima dalle forze dell’ordine. Lo slogan “Askatasuna non si tocca, lo difenderemo con la lotta” ha accompagnato il serpentone di persone che dalle 14.30 ha iniziato a muoversi da Palazzo Nuovo, ma il clima, già tesissimo per l’eccezionale dispiegamento di uomini e mezzi di polizia giunti da diverse regioni, è rapidamente degenerato. Gli scontri più violenti, che hanno visto alcuni manifestanti lanciare bottiglie molotov e altri oggetti contro le forze dell’ordine, si sono consumati in corso Regina Margherita, dove il bilancio finale, oltre ai feriti tra le forze dell'ordine, ha registrato anche diversi fermati.

Le proiezioni sui palazzi e le reazioni politiche

Prima che la situazione precipitasse in guerriglia, un gruppo di partecipanti al corteo aveva dato vita a un'azione simbolica, sebbene di netta polemica politica, proiettando su un edificio di piazza Vittorio Veneto scritte di fuoco contro il sindaco Stefano Lo Russo e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Quella che dagli attivisti viene definita una "luminiaria", una sorta di messaggio luminoso di protesta, è però parsa alle istituzioni come una ulteriore provocazione, arrivata in una giornata già segnata da altissima tensione. Da parte governativa, le parole sono state nette e hanno ribadito la linea della fermezza, con il ministro dell’Interno che, commentando gli incidenti, ha dichiarato di voler proseguire sulla strada degli sgomberi nei confronti degli immobili occupati abusivamente.

Le ragioni dello sgombero e la revoca dell'accordo

La vicenda giudiziaria che ha portato all’operazione di sgombero, in realtà, affonda le radici in una perquisizione disposta dalla magistratura, durante la quale gli agenti hanno identificato dei soggetti che occupavano i piani superiori dello stabile, dichiarati inagibili ormai dal 2023. Questa occupazione, stando a quanto ricostruito dalle autorità, costituiva una palese violazione degli accordi precedentemente intercorsi tra il centro sociale e l’amministrazione comunale, i quali consentivano l'uso solo di alcune parti dell'edificio. Il Comune, di fronte a questa violazione, ha quindi formalmente revocato l’intesa, fatto che ha determinato la perdita di ogni Titolo valido per la permanenza nell'immobile e ha aperto la strada all'intervento delle forze dell'ordine. Una posizione rafforzata anche dal ministro della Pubblica amministrazione, il quale ha respinto con durezza la definizione di Askatasuna come centro culturale, bollandola come falsa.

La città sotto assedio e il dopo scontri

Torino, nel giorno della manifestazione, era stata trasformata in una sorta di fortezza, con vaste zone del centro interdette al traffico e un presidio di sicurezza senza precedenti, teso a prevenire proprio gli eccessi che poi si sono verificati. La preoccupazione per l’evento era stata palpabile fin dalle prime ore del mattino, tanto che le autorità avevano fatto affluire reparti da altre città. Ora, dopo i feroci scontri di corso Regina Margherita, la città si trova a fare i conti con i danni materiali e a attendere gli sviluppi delle indagini, mentre gli attivisti hanno già annunciato nuove iniziative di protesta. La ferita aperta dallo sgombero, che per molti rappresenta la chiusura di uno storico spazio di aggregazione, e la dura reazione dello stato sembrano delineare un conflitto destinato a non esaurirsi in fretta, in una spirale dove le ragioni giuridiche si scontrano con quelle sociali e politiche.

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