Torino blindata per il corteo di Askatasuna, procuratore: "Città sotto scacco"
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Redazione Interno
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La città, che aveva predisposto un dispositivo di sicurezza straordinario, ha visto confluire in piazza Vittorio Veneto i tre diversi cortei partiti nel primo pomeriggio da altrettanti punti di raccolta. Decine di migliaia di persone, secondo le stime degli organizzatori, hanno marciato in solidarietà con lo storico centro sociale sgomberato alla fine dello scorso anno dopo quasi tre decenni di attività, in un flusso che, seppur indirizzato lontano dal cuore del centro, ha di fatto impegnato per ore le forze dell'ordine su più fronti. La manifestazione, che ha attratto partecipanti da diverse regioni italiane e anche dall'estero, si è inizialmente sviluppata in modo pacifico, con i vari spezzoni che hanno percorso le vie cittadine sventolando bandiere, tra le quali si notavano, in testa ad uno dei cortei, anche quelle palestinesi.
I controlli preventivi e il clima di tensione
Già dalle prime ore del mattino, il lavoro investigativo e di prevenzione aveva portato all'identificazione di oltre settecento persone e all'emissione di due dozzine di fogli di via, numeri che da soli testimoniano l'attenzione con cui le autorità avevano affrontato l'evento. Dieci individui, intercettati in punti di accesso cruciali come l'autostrada per Milano o la stazione ferroviaria, sono stati condotti negli uffici di polizia per essere sottoposti a più approfonditi accertamenti dopo che, durante i controlli, sono stati rinvenuti oggetti ritenuti sospetti. Tra coloro che arrivavano in treno da Genova, ad esempio, è stata trovata una grossa chiave inglese insieme ad un coltello, mentre altri, provenienti dalla Francia, avevano con sé maschere antigas e passamontagna, elementi che hanno immediatamente innalzato il livello di allerta.
La svolta violenta dopo la marcia
Al termine della manifestazione principale, quando la maggior parte dei partecipanti si era già dispersa, il clima pacifico è radicalmente mutato. Un gruppo di facinorosi, con il volto coperto da caschi e foulard, si è staccato dal resto dando inizio a una serie di azioni violente. Hanno preso a lanciare bombe carta contro le forze dell'ordine schierate a presidio dell'area e, poco dopo, hanno dato alle fiamme diversi cassonetti dei rifiuti, creando focolai di incendio e nubi di fumo nero che hanno offuscato la zona adiacente al fiume Po. Questi episodi, concentrati in un lasso di tempo relativamente breve ma intenso, hanno confermato i timori espressi in precedenza dal procuratore della Repubblica del Piemonte, il quale, commentando proprio la preparazione all'evento, aveva parlato senza mezzi termini di una città tenuta "sotto scacco" dalla minaccia di gruppi violenti.
Il bilancio di una giornata ad alto rischio
La serata si è infine conclusa con il graduale ripristino della quiete pubblica, dopo che le forze di polizia hanno contenuto e dispero il nucleo di manifestanti più aggressivi. Gli scontri, per quanto non abbiano causato feriti gravi, hanno lasciato sul terreno i segni di una contestazione che ha saputo mantenersi entro i binari della protesta civile solo in parte, trasformandosi poi in uno scontro fisico con la legge. L'evento di Torino, al di là delle cifre della partecipazione, rimarca dunque la complessità di gestire simili mobilitazioni, dove l'espressione di un dissenso legittimo e corale rischia costantemente di essere offuscata, e in qualche modo sequestrata, dalle azioni di una minoranza determinata a sfidare l'ordine pubblico con metodi violenti.




