Torino, città blindata per la maxi-manifestazione pro Askatasuna
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Redazione Interno
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Torino si è svegliata blindata, sabato, in occasione del corteo nazionale indetto per protestare contro lo sgombero dello storico centro sociale Askatasuna. La risposta, proveniente da diverse regioni, è stata massiccia: circa quindicimila persone, secondo le stime, hanno sfilato per le strade, tra cui il noto fumettista Zerocalcare. I tre distinti spezzoni di corteo, dopo aver percorso itinerari prestabiliti, sono confluiti in un unico, lungo serpentone che ha evitato il cuore del centro, snodandosi invece nei pressi di piazza Vittorio Veneto, di fronte al fiume Po. La mobilitazione, che ha visto la partecipazione di migliaia di sostenitori giunti in treno, in autobus e persino dall'estero, ha imposto un imponente dispositivo di sicurezza, con forze dell'ordine schierate a presidiare i punti nevralgici della città e a monitorare gli accessi principali. Già nelle prime ore della giornata, gli agenti avevano effettuato oltre settecento controlli, emettendo ventiquattro fogli di via e accompagnando in ufficio dieci individui, tre dei quali provenienti dalla Francia.
Controlli e sequestri alle porte della città
Il lavoro di prevenzione ha portato all'identificazione di alcuni, tra i manifestanti, che trasportavano materiale considerato potenzialmente pericoloso. Otto persone sono state fermate lungo l’autostrada Torino-Milano, mentre altre due, in arrivo da Genova in treno, sono state sottoposte a verifica. Proprio da uno di questi ultimi è stato sequestrato, oltre a passamontagna e maschere antigas, un coltello e una grossa chiave inglese, oggetti che, uniti agli altri ritrovati, hanno giustificato l’invito in questura. Questi episodi, seppur circoscritti, hanno contribuito a definire il clima di una giornata comunque tesa, nella quale la parola d'ordine delle forze dell'ordine è stata quella di garantire lo svolgimento della protesta senza che essa degenerasse in scontri o danneggiamenti.
Un corteo con due anime: dalla difesa dello spazio sociale alla questione palestinese
La manifestazione, tuttavia, non è stata un mero contenitore di protesta contro lo sgombero amministrativo. Il corteo ha infatti mostrato, in maniera palese, un'intensa connessione con altre battaglie politiche, assumendo toni e simboli internazionali. Alla testa di uno degli spezzoni, radunatosi davanti alla stazione di Porta Nuova, sventolavano numerose bandiere palestinesi, mentre dai megafoni risuonavano cori di sostegno alla causa e slogan come "Intifada fino alla vittoria!", gridato da una rappresentante dei giovani palestinesi in Italia. Cartelli e striscioni richiamavano inoltre, esplicitamente, i nomi di Mohammed Hannoun, Dawoud ed Yaser Elasaly, figure al centro di un'inchiesta giudiziaria su presunti finanziamenti ad Hamas, legando così la vicenda locale a un dibattito globale e profondamente polarizzato.
La voce dei promotori: "Non è una fine, ma un inizio"
Nonostante il pesante clima di controllo, la percezione tra gli organizzatori è stata di grande vitalità. Stefano Millesimo, portavoce di Askatasuna, ha parlato di una "grande giornata", sottolineando l'affluenza e l'entusiasmo dei partecipanti. Le sue parole, pronunciate all'avvio del corteo, hanno delineato una prospettiva che va ben oltre la reazione allo sgombero. "Oggi è una giornata importante", ha dichiarato Millesimo, "non è una giornata di fine ma di inizio, un inizio per costruire una opposizione reale al governo Meloni che parta dai quartieri come quello di Vanchiglia e che si estenda a tutta l'Italia". Una dichiarazione che sposta il baricentro dell'evento dalla difesa di uno spazio fisico alla costruzione di un più ampio progetto politico e di movimento, radicato nei territori e nazionale nello sguardo.




