Vertice dei “volenterosi” a Parigi, l’Europa prova a sminare Hormuz senza gli Stati Uniti
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Redazione Esteri
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Si terrà domani, venerdì 17 marzo, all’Eliseo il vertice dei cosiddetti “volenterosi di Hormuz”, una coalizione che riunisce oltre quaranta Paesi e che intende gettare le basi per una missione navale finalizzata a riaprire lo stretto una volta che le ostilità tra Iran e Stati Uniti saranno cessate. L’incontro, convocato dal presidente francese Emmanuel Macron e dal premier britannico Keir Starmer, era inizialmente previsto in modalità telematica; nelle ultime ore, tuttavia, l’agenda è cambiata. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha infatti comunicato la propria intenzione di raggiungere la capitale francese per un confronto diretto, spostando l’asticella della riunione verso un formato “a quattro” che vedrà seduti allo stesso tavolo anche la presidente del Consiglio italiano, Giorgia Meloni. Una partecipazione, quest’ultima, che sembrava dovuta solo in videoconferenza, ma che la diplomazia italo-tedesca ha contribuito a rendere “in presenza”, consolidando il cosiddetto formato E4 su un dossier geopolitico tra i più caldi del momento.
Un piano di sminamento pronto nel cassone in attesa della tregua
Sul tavolo dei leader non ci sarà un intervento immediato, bensì la pianificazione dettagliata di un’operazione di bonifica bellica. Lo Stretto di Hormuz, attraverso cui transitava circa il 20% del petrolio mondiale prima del blocco, è infatti disseminato di migliaia di ordigni, e qualsiasi azione di sminamento – spiegano fonti diplomatiche – richiede una condizione essenziale: che la tregua tra Teheran e Washington sia sufficientemente stabile da garantire l’incolumità delle imbarcazioni. A tal proposito, i vertici militari si sono già riuniti nelle scorse ore a Parigi, con una partecipazione tecnica che ha incluso anche la Marina italiana, per valutare il coordinamento dei cacciamine. L’Italia, va ricordato, dispone di otto unità specializzate ormeggiate a La Spezia, mezzi caratterizzati da scafi in vetroresina che li rendono “invisibili” ai sensori magnetici, ma che al contempo li rendono particolarmente fragili in acque ancora calde. Non si andrà, dunque, a ripetere l’esperienza del Mar Rosso se non a conflitto concluso; un concetto, questo, ribadito con chiarezza da palazzo Chigi per evitare fraintendimenti sull’ingerenza diretta del nostro Paese nel conflitto.
La mossa europea tra le frizioni con la Casa Bianca
Se l’obiettivo dichiarato è la libertà di navigazione, lo scenario politico che fa da sfondo al vertice è inevitabilmente segnato dalla distanza – ormai evidente – tra le cancellerie europee e la nuova amministrazione Trump. La missione franco-britannica si configura come un’iniziativa “puramente difensiva” e, particolare non secondario, esclude espressamente Stati Uniti e Israele dal coordinamento operativo. Per Meloni, che ha sempre puntato a mantenere un rapporto privilegiato con Washington, la trasferta parigina assume i contorni di una mossa calibrata: da un lato, risponde all’esigenza di non restare isolata di fronte all’asse tra Berlino e Parigi; dall’altro, le consente di mostrare un’azione concreta su un dossier – quello energetico e della sicurezza commerciale – che tocca da vicino gli interessi nazionali, senza per questo rompere definitivamente gli indugi con l’alleato d’oltreoceano. Non è un caso, del resto, che l’ufficializzazione della sua presenza sia arrivata solo dopo la conferma della partecipazione di Merz, quasi a voler bilanciare le spinte interne ed esterne che in queste ore ne hanno condizionato l’agenda.
La quarantina di Paesi e il nodo della sicurezza globale
Oltre ai quattro grandi, all’Eliseo sono attesi i rappresentanti di una quarantina di nazioni, con una partecipazione che spazia dai principali membri dell’Unione europea al Canada, passando per il Giappone. Si discuterà di uno schema che potrebbe ispirarsi all’operazione Aspides nel Mar Rosso, una missione di scorta e sorveglianza che garantirebbe il transito delle petroliere sotto la protezione di fregate e cacciatorpediniere europee. L’assenza di Cina e India – a cui pure sarebbe stato esteso l’invito – resta al momento un’incognita, mentre Teheran ha già manifestato una netta contrarietà al progetto, considerandolo una violazione della propria sovranità sulle acque territoriali. Resta da vedere, infine, come reagiranno gli Stati Uniti: se da una parte l’amministrazione Trump ha premuto per un coinvolgimento diretto degli europei nella sicurezza regionale, dall’altra l’esclusione del comando Usa dalla catena di comando rischia di alimentare nuove tensioni all’interno di un’Alleanza Atlantica già messa a dura prova dai recenti strappi verbali tra la Casa Bianca e i leader del Vecchio Continente.




